guide

Aiuto! …parassiti e malattie

Come combattere parassiti e malattie delle nostre amate piante grasse

Anche le piante grasse, come tutte le altre piante, sono suscettibili di attacchi di parassiti e malattie (funghi, marciumi ecc.).
I parassiti con i quali mi sono imbattuto più frequentemente, nei miei anni di coltivazione, sono il ragnetto rosso, la cocciniglia e gli afidi.

Il ragnetto rosso è uno dei parassiti delle piante succulenti.
Il ragnetto rosso

Il ragnetto rosso è un piccolissimo acaro fitofago che trova le condizioni ideali di sviluppo in ambienti eccessivamente caldi e secchi. Può essere causa della perdita di colore delle foglie che tenderanno prima ad ingiallire e poi a seccare. L’azione parassitaria del ragnetto rosso si manifesta con punteggiature e scolorimenti, che possono anche non esere limitati e diffusi su tutta la pianta, e possono conferire un aspetto “bronzato” a foglie e fusti e, nel caso di forti infestazioni, rallentare o bloccare la vegetazione. Le parti colpite possono inoltre andare incontro a suberificazioni e spaccature.

In caso di infestazione occorre effettuare un trattamento con un buon insetticida specifico che periodicamente dovrà essere cambiato in quanto è facile la formazione di ragnetti resistenti. I trattamenti devono poi essere rivolti sia agli insetti adulti sia alle uova. Occorrerà quindi intervenire miscelando un insetticida specifico con un ovicida avendo cura di irrorare bene tutta la pianta e se vi sono foglie anche la pagina inferiore delle stesse.
Oggi esistono in commercio prodotti che riuniscono le due funzioni e cioè quella di acaricida, per distruggere i ragnetti, e quella di ovicida, per distruggere le moltissime uovache l’acaro depone. Tale possibilità rende la lotta molto più agevole in quanto trattando solo con l’acaricida si avrebbe il risultato di abbattere solo la popolazione adulta che, in considerazione del breve ciclo di sviluppo del parassita in pochi giorni si riformerebbe.

Gli afidi sono invece degli insetti di colore verde, nero o giallo che troviamo in estate preferibilmente sui nuovi germogli delle piante con foglie, più raramente li troviamo sulle cactaceae. Anche in questo caso occorrerà irrorare bene le piante con un buon insetticida sistemico.

Questo astrophytum digitostigma, detto anche caput-medusae, è stato attaccato alla base dei tubercoli dalla cocciniglia cotonosa.
La cocciniglia cotonosa su un astrophytum digitostigma

Fra gli altri parassiti delle piante grasse è bene combattere la “bastarda” cocciniglia!
Purtroppo ne esistono un centinaio di specie ma, per fortuna, le specie che interessano le cactacee e le piante succulente sono molte di meno.
Le principali si possono riconoscere in quanto assomigliano a piccoli scudetti sulla pianta oppure a piccolissimi batuffoli di cotone. Le cocciniglie schiacciate fanno uscire un liquido giallo-rossastro.
Occorre fare attenzione perché le cocciniglie si possono trovare anche fra le radici rendendosi di fatto invisibili all’occhio umano fino a quando le piante arrestano la crescita. In caso di travaso occorre pertanto fare attenzione alla loro presenza.
In caso di infestazione del terreno è opportuno cambiare il substrato e lavare completamente la pianta trattando anche le radici con un idoneo prodotto insetticida.
Le cocciniglie che possono causare notevoli danni alle piante succulente quali:

  • la deformazione dei fusti,
  • la proliferazione dei germogli,
  • l’arresto della crescita.

Essendo le cocciniglie ricoperte da uno strato ceroso così come le loro uova sono faticosamente attaccabili.
Fra i sistemi di lotta si suggerisce la lotta meccanica rimuovendo con un bastoncino di cotone imbevuto in alcool denaturato gli insetti. In caso di infestazioni abbiamo utilizzato con successo Smart® (Malathion) sia per il trattamento esterno delle piante sia per annaffiature preventive e curative del terreno.

Per quanto riguarda i funghi, ne esistono diverse specie, vi suggerisco di procedere con irrorazioni periodiche di fungicidi generici a base di sali di rame.

Altra patologia causata da funghi la rinveniamo in alcune cactaceae quali ad esempio il Mirtillocactus geometrizans. Sul fusto della pianta colonnare compaiono delle macchie clorotiche che possono evolvere, più o meno rapidamente, in marciumi molli scuri. Il marciume inoltre può approfondirsi nei tessuti parenchimatici determinando il disseccarsi di una parte o dell’intera pianta.

In genere la formazione di funghi è favorita da condizioni di alta umidità e da scarsa ventilazione ambientale.
Fate quindi attenzione durante la coltivazione delle vostre piante grasse ed effettuate periodici trattamenti a base di prodotti fungicidi generici soprattutto alla fine della stagione vegetativa quando si preparano le piante per il riposo e quando si apprestano magari a passare la stagione invernale in condizioni di basse temperature e più elevata umidità.

Per informazioni più dettagliate e per approfondire questo argomento, vi rimando ad un articolo ben fatto a cura di Mario Cecarini.

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coltivazione

La scelta del vaso

Come scegliere il vaso giusto per la coltivazione delle nostre piante grasse

La scelta del vaso per la coltivazione delle piante grasse e succulente dipende da molti fattori quali la specie della pianta, l'esposizione, le temperature minime e massime, l'umidità.Leggendo diverse discussioni nei vari forum, per la coltivazione delle nostre piante grasse e succulente, ci poniamo principalmente il dubbio se utilizzare vasi di terracotta oppure vasi di plastica; oltre che alla dimensione del vaso stesso.

Personalmente penso che il classico vaso quadrato di plastica, in cui vengono vendute le piante succulente nei vivai specializzati, possa andar bene solo per i primi periodi o per il primo anno (ad eccezione di alcune specie di cactus a crescita molto lenta). Sarà quindi utile, procurarsi quanto prima idonei vasi di diverse dimensioni per procedere poi al rinvaso.

Ognuno di noi sceglierà il vaso più adatto alle proprie esigenze e a quelle della pianta da rinvasare, quelli che possono essere degli svantaggi per alcuni, saranno dei vantaggi per altri; ma se non sapete da dove cominciare vi do alcune informazioni.

 

I vasi di terracotta
I vasi di terracotta sono, senza ombra di dubbio, più belli e molte volte anche la pianta viene risaltata, specie per le piante grasse globose.
Sono vasi facilmente reperibili in tutti i negozi o vivai, esistono di tutte le forme e dimensioni.
Hanno un costo maggiore dei vasi di plastica con stesso volume e bisogna stare un po’ più attenti nel manovrarli e soprattutto durante i rinvasi perché si possono scheggiare o, peggio ancora, rompere.

La forma tonda spesso ruba spazio, soprattutto se avete molte piante o se, al contrario, avete poche piante grasse ed anche poco spazio dove coltivarle.

Questi vasi però presentano un vantaggio, rispetto a quelli di plastica, che è la traspirazione del terriccio.
Proprio perché la traspirazione è maggiore, avremo però anche una perdita di umidità più rapida e quindi un’asciugatura del terreno più veloce.

Personalmente, ritengo che questi vasi siano molto utili per tutte quelle piante succulente che necessitino di poche innaffiature, ma una minima e costante umidità alle radici.

La traspirazione è data dalla porosità della terracotta, le radici delle piante grasse, crescendo, arrivano facilmente a toccare le pareti del vaso, ancorandosi a queste porosità. Il risultato è che al momento del rinvaso potrebbe essere molto impegnativo rimuovere la pianta senza strappare queste radici, e comunque il vaso non verrà mai via velocemente come un vaso di plastica, anche perché indeformabile.
L’unica possibilità che avrete rinvasando oltre che capovolgere il vaso dando dei colpetti, sarà di spingere con un dito dal foro inferiore.

Tenete conto anche che, la terracotta è uno dei peggiori conduttori e quindi, anche se esposta al sole non farà passare tutto questo calore alla composta.

Infine, questo tipo di vasi non sono sterilizzabili con prodotti chimici (come ipoclorito) perché ne assorbirebbero una grande quantità rilasciandola lentamente nel terreno che diventerebbe fortemente basico.

I vasi di plastica
I vasi di plastica sono maneggevoli, sottili, leggeri, resistono agli urti, sono deformabili.
Durante il rinvaso, se avrete difficoltà potrete schiacciare leggermente le pareti del vaso in modo da staccare bene la composta, e la pianta uscirà semplicemente inclinando o capovolgendo il vaso.

E’ possibile disinfettare i vasi in plastica, lavarli e riutilizzarli ad ogni rinvaso.

Spesso sono neri, a parte le considerazioni estetiche, il nero non riflette i raggi solari, quindi dopo poco tempo che stanno al sole diventano roventi, ed essendo sottili, trasmettono buona parte del calore alla composta e quindi alle radici.

Di solito, questo tipo di vasi presentano 4-6 fori di drenaggio o molti di più… questo perché sono poco traspiranti ed i fori riducono i ristagni idrici.
Il rischio di ristagni di acqua è un grande pericolo, e forse il più grande svantaggio dei vasi di plastica quando coltiviamo piante particolarmente soggette a marciume radicale.

Trasmettono il calore alla composta e, se questa è appena stata bagnata, possono “lessare” una pianta succulenta (per questo si consiglia di annaffiare sempre la mattina o la sera).

Anche i vasi di plastica possono essere di varia forma, con il vantaggio di essere più sottili ed a parità di spazio occupato, avere un maggiore volume interno. Inoltre, anche se molto difficili da trovare, esistono dei vasi di plastica quadrati.

Personalmente, ho acquistato in passato un set di vasi della ditta Arca, che con il passare del tempo si sono rivelati molto resistenti ed utili.

Spero che questo articolo vi sia stato utile… scrivetemi se avete dubbi o curiosità in merito.

Buona coltivazione! 🙂

reportage

Rinvaso di un astrophytum

Questa pianta grassa aveva proprio bisogno di un bel rinvaso!

Spluciando tra le varie cartelle di foto nel mio vecchio hard-disk, ho trovato la foto scattata nel 2007 di un astrophytum ornatum, coltivato in comune terra da giardino.
Direi che la pianta era proprio messa male!

Le piante grasse devono essere rinvasare periodicamente, altrimenti la pianta arresta la crescita perché non trova più nel substrato tutti i microelementi necessari. Oltretutto questa cactacea era ormai da diversi anni in questo vaso in comune terra da giardino.
Astrophytum ornatum prima del rinvaso

Mi sono armato di “buona volontà” ed ho iniziato a svasare la pianta, a pulire bene le radici come avevo fatto pochi mesi prima per il mio echinocactus grusonii.

Nella primavera dell’anno dopo, la pianta si presentava decisamente meglio ed ha anche fiorito!

Le piante coltivate nel giusto substrato, composto da inerti quali pomice lapillo vermiculite perlite pozzolana, cresce rigogliosa e regala splendide e copiose fioriture.
Astrophytum ornatum dopo 1 anno dal rinvaso.
La fioritura della pianta grassa è sempre indice di corretta coltivazione, terriccio ideale, concimazione efficace, esposizione giusta. Tutti fattori che fanno fiorire le nostre piante grasse e succulenti molto volentieri e ripetutamente durante la stagione vegetativa.
Particolare della fioritura

Il terriccio che ho usato è sempre misto: circa 40% terriccio per cactacee, 50% materiale inerte come pomice, lapillo (granulometria 3-5 mm) e la restante parte di terriccio comune da giardino.

P.S.: Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio di leggere anche questo mio articolo sulle regole per rinvasare le vostre piante succulente.

Ad oggi, la pianta è ben cresciuta e si presenta così:

l rinvaso è fondamentale perché la pianta esaurisce le scorte di sali minerali ed elementi nutritivi, presenti nel terriccio. leggi ancora su: Rinvaso piante grasse - Giardino - Piante Grasse http://www.giardinaggio.net/giardino/piante-grasse/rinvaso-piante-grasse.asp#ixzz2rPY7uPNl

Il rinvaso o travaso delle piante grasse e succulenti è una tecnica molto semplice che con le opportune accortezze evita di pungersi, e permette una buona crescita della pianta.

Buona coltivazione! 🙂

coltivazione

Rinvaso di un echinocactus

Storia di un rinvaso

Ho rinvasato la mia pianta di echinocactus grusonii, detto anche “cuscino della suocera”.
Ormai era nel vecchio vaso da più di due anni, il terriccio era molto impoverito (tra l’altro era comune terra da giardino) e la pianta ne risentiva.

Prima però di procedere con il rinvaso, ho svasato l’echinocactus ed ho pulito molto bene le radici liberandole dalla terra vecchia che ormai era ben attaccata.
Non immaginate il tempo che ci ho messo, soprattutto per la paura di spezzare le radici.
Ed allora, eccovi le foto:

Prima del rinvaso bisogna pulire molto bene le radici soprattutto se la pianta è nello stesso vaso da parecchi anni.
Echinocactus grusonii svasato con “radici al vento”

…le radici ben pulite:

Qualche volta bisogna lavare le radici per pulirle bene per liberarle dal terriccio vecchio.
Le radici a nudo dopo una pulizia accurata e paziente.

Ho poi posizionato la pianta grassa sul nuovo vaso fermandola con dei pezzi di polistirolo.
In altri siti e forum, ho visto utilizzare bacchette di legno o piccole canne, ma io ho trovato più comoda questa soluzione:

La pianta grassa, specie se con molte spine, può essere bloccata sul vaso con dei pezzi di polistirolo.
Il mio echinocactus grusonii posizionato sul nuovo vaso

Nella prossima foto potete vedere come la pianta sia ben posizionata sul nuovo vaso.
Sul fondo ovviamente, ho già messo della ghiaietta e terriccio, misto a materiale inerte (prevalentemente pomice, lapillo), a sufficienza per arrivare alle base delle radici.

Adesso le radici dell'echinocactus grusonii avranno nuovo spazio per espandersi e svilupparsi.
Particolare delle radici

Ed ecco il risultato (vaso di 32 cm di diametro):

Il diametro del vaso da usare per il rinvaso della pianta grassa deve essere 3-4 cm maggiore di quello della pianta stessa.
La nuova “casa” per il mio echinocactus
L'echinocactus grusonii appena rinvasato con il substrato fresco composto da terriccio per cactacee e materiale inerte: pomice, lapillo e vermiculite.
Echinocactus grusonii

Alla fine non ho bagnato il terreno, visto che tutte le mie piante grasse e succulente sono ancora in asciutta.

Che ve ne pare? …è uscito un bel lavoro, no? 🙂

Se non l’avere ancora fatto, vi consiglio di leggere anche questo mio articolo sulle regole per rinvasare le vostre piante succulente.

 

coltivazione, guide

Idrocoltura: le piante che crescono in acqua

Coltivazione idroponica delle piante succulente.

L’ idrocoltura è un metodo di coltivazione delle piante che esclude completamente l’utilizzo della terra.

L'idrocoltura delle piante succulente è una tecnica molto utile che facilita l'accrescimento ed evita l'uso del terriccio, sostituito dall'argilla espansa.
Idrocoltura delle piante

Come sappiamo, un elemento indispensabile per la vita delle piante è l’acqua.
Acqua ed elementi nutritivi sono quindi indispensabili per la crescita, mentre il terriccio svolge solo funzioni di sostegno, compito che in idrocoltura viene affidato all’argilla espansa.

In idrocoltura infatti, le radici delle piante vengono poste in un contenitore dotato di fori e riempito di palline di argilla.

Il contenitore viene a sua volta posizionato all’interno di un secondo vaso riempito con acqua e sostanze nutritive che verranno assorbite del materiale inerte e rese disponibili all’apparato radicale.
Le piante così coltivate necessitano di minori cure rispetto a quelle coltivate nel terriccio: bisognerà infatti limitarsi a rabboccare l’acqua arricchita di sostanze nutritive presenti nei comuni fertilizzanti in commercio.

Molti tipi di piante si possono adattare all’idrocoltura

Sono da evitare i cactus, che non amano gli ambienti umidi, mentre si possono coltivare alcune succulente come l’Aloe e le Crassulacee; anche alcune Epifite, come le Orchidee, trovano un ambiente ideale se coltivate in idrocoltura.
Sicuramente le bulbose, come i Giacinti, i Crocus e l’Hippeastrum possono crescere in idrocoltura a patto che il bulbo non venga a diretto contatto con l’acqua.

I vantaggi dell’idrocoltura

  • Le piante coltivate in idrocoltura si sviluppano facilmente;
  • In caso di rinvaso della pianta è sufficiente rabboccare il nuovo vaso;
  • Non sono necessari rinvasi frequenti dato che lo sviluppo delle piante in idrocultura è abbastanza lento;
  • L’argilla espansa non è soggetta a putrefazione, muffe, parassiti o cattivi odori;
  • Non si corre il rischio di sbagliare l’irrigazione, grazie agli indicatori di livello dell’acqua;
  • Risparmio di tempo grazie alle cure ridotte al minimo e alle annaffiature poco frequenti.

Buona idrocoltura!