Fiere e mostre

Umbria e Cactus

Umbria e Cactus
8-9 Agosto a Lugnano in Teverina (Terni)

Il più grande evento in fatto di cactus e succulente… per maggiori informazioni sulle date, programma e come arrivarci, seguite il gruppo fb:

coltivazione, innesti

Innesto da tubercolo

Innestare i cactus da tubercolo

Tempo fa su fb, sono comparse delle foto del mio amico Flavio Agrosi in cui si vedevano alcuni innesti di trichocereus (se non ricordo male) da tubercolo.

L’idea mi ha intrigato e così la scorsa primavera, ho deciso di tentare anch’io questo esperimento.
A distanza di qualche mese, ecco i risultati ottenuti innestando i tubercoli di alcuni trichocereus ibridi e variegati che avevo nella mia collezione di piante grasse.

Come innestare cactus partendo dal tubercolo. Tecnica ideale per riprodurre piante grasse dal portamento colonnare come i trichocereus.

Trichocereus ibrido variegato, acquistato lo scorso anno da Damiano Sergi di Meridional Cactus.

Trichocereus ibridi: innestato da tubercolo.

Spero che questi innesti giungano a fioritura prima delle rispettive piante madri… visto che non ho ancora visto il fiore! 🙂

 

schede piante

Schlumbergera, il “Cactus di Natale”

Fioritura della schulumbergera, meglio conosciuta come Cactus di Natale
Schulumbergera dal fiore rosso

La chiamano “Cactus di Natale” ma per i botanici questa sorprendente piantina ha un nome molto più complicato ovvero Schlumbergera. I suoi appellativi si basano sulla sua esplosiva fioritura, che spesso si verifica nel periodo che parte dal mese di novembre fino a marzo-aprile quindi sotto le feste di Natale (e anche più volte durante l’anno).
E la cosa bella è che la Schlumbergera, pur appartenendo alla famiglia delle cactacee, con le esigenze di coltivazione dei cactus centra poco. Niente deserti aridi per lei, ma piuttosto lussureggianti foreste tropicali.

La Schlumbergera sorprende per la sua natura: è infatti una pianta epifita, che cresce in natura come la maggior parte delle orchidee ovvero sugli alberi, a cavallo tra i loro rami. Con le sue corte radici si nutre delle foglie morte che si decompongono negli incavi e dell’umidità presente nell’ambiente.
Esattamente come le orchidee dunque detesta gli eccessi d’acqua, a cui è piuttosto sensibile (causano il marciume, riconoscibile quando sulle foglie compaiono zone nerastre e molli al tatto), gli spostamenti (che possono provocare la caduta dei boccioli) e i substrati poco areati.
Ama il caldo, onde per cui va riparata in casa quando il termometro scende sotto ai 10°C. Se le darete queste condizioni e un bel posto ombroso all’aperto durante l’estate, le soddisfazioni non mancheranno e appena arriveranno le giornate con poche ore di luce, la vedrete fiorire in gloria dentro la casa, mentre fuori regnano freddo e gelo…!

Buon Natale! 🙂

coltivazione

Gli ormoni radicanti

Gli ormoni radicanti per i cactus: quando e come usarli?

ormoni radicanti in polvere Personalmente penso che al giorno d’oggi, l’uso degli ormoni radicanti e prodotti fitostimolanti in genere, sia molto inflazionato e molte volte si ricorre ad essi senza una reale necessità ma, piuttosto per velocizzare la rizogenesi (ovvero la capacità della pianta di emettere radici).
Nel mondo delle piante grasse e succulente, spesso si ricorre all’uso di questi ormoni perché difficilmente la pianta in questione produce polloni e quindi la riproduzione per talea è una tecnica improponibile. Il più comune principio attivo alla base degli ormoni radicanti è l’acido naftalenacetico. Si tratta di un’auxina sintetica (per auxina si intende un ormone vegetale). Ibrido di ariocarpus: radici pulite e lasciate asciugare, anche per controllare la presenza di parassiti nel terriccio come la cocciniglia.

Quando e come usarli
Innanzitutto, se si tratta di una talea apicale, bisogna far in modo che il taglio sia quanto più netto e pulito possibile. Inoltre la parte tagliata deve essere fatta seccare con calma (7-10 giorni) in un luogo ombreggiato e ventilato.
Se si tratta invece di una pianta succulenta che ha perso le radici, bisogna far in modo di pulire bene la parte basale della pianta stessa (in alcuni casi procedo anche a lavare la pianta sotto l’acqua corrente e farla asciugare bene) ed eliminare la presenza di eventuali parassiti come la cocciniglia.
Ovviamente dovete fare anche attenzione che la pianta non presenti marciume basale o presenza di funghi.

A questo punto bisogno fa in modo che l’ormone in polvere venga assorbito esclusivamente dalla superficie di taglio della pianta o dalla parte basale. Abbiate cura quindi di eliminare eccessi di ormone che potrebbero compromettere la nascita delle nuove radici.

Fatto ciò, riponete la pianta in un luogo ombreggiato ed occhio alle temperature che non devono scendere mai sotto i 15-18°C. Non abbiate fretta se le radici non spuntano subito, la rizogenesi in alcune specie di cactacee come gli astrophytum, è molto lenta.
Alla comparsa delle prime radici, potete interrare la pianta in un composto formato da pomice e lapillo. Ho notato che la pomice (granulometria 2-3 mm) a contatto con le radici, è particolarmente adatta all’accrescimento delle nuove radici. Non bagnate la pianta per i primi periodi, basta lasciare la pomice leggermente umida magari immergendo il vaso in acqua piuttosto che innaffiare dall’alto.

Spero che questa piccola guida vi sia utile… attendo altre opinioni e considerazioni sui vostri risultati! 🙂 Se volete approfondire l’argomento “radicazione”, vi consiglio questi due articoli sul forum Cactipedia:

ciao! 🙂