CactusFollia

…tutto sulla coltivazione delle piante grasse e succulente


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Boccioli e colori… (3a parte)

Un po’ di colori in questa giornata “uggiosa”…

Fioriture copiose in una distesa di trichocereus

Fiore di Echinopsis eyriesii

Piccola lophophora innestata

Epithelantha micrometris SB256

Le altre gallerie “Boccioli e colori”:

P.S.: Per i curiosi… il numero “SB256” nella didascalia dell’ultima foto, è il field number della pianta

 

 

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Leggende e credenze popolari sulle piante grasse

Alcune curiosità sulle nostre amate piante grasse

La mescalina (3,4,5-trimetossi-β-fenetilammina) è un alcaloide psichedelico contenuto principalmente nel peyote (Lophophora williamsii), pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee, originaria del deserto del Messico; usata nei riti sciamanici dai nativi americani, ha conosciuto una certa diffusione negli anni '60, ma è stata poi soppiantata dall'LSD, più reperibile e dagli effetti simili. La mescalina è una delle sei feniletilamine componenti la "mezza dozzina magica" di Alexander Shulgin.

Splulciando un po’ su internet mi sono imbattuto in un articolo che parlava di credenze popolari e leggende sull’origine e gli usi di alcune specie di piante grasse.

Molte di queste curiosità, secondo me, sono prive di fondamenti scientifici e quindi poco attendibili ma ho ritenuto comunque opportuno segnalarle a tutti voi “cactofolli”… eccone alcune:

L’agave è conosciuta per i suoi benefici legati al mondo della bellezza. In particolare, essendo ricca di fibre nelle sue foglie, permette la tessitura e la produzione di cappelli, come il famoso “Panama” e “amache”.
Il succo che si ricava da queste piante è alla base della tequila.

La Crassula ha un buon potere di assorbimento dell’inquinamento elettronico prodotto dagli elettrodomestici e ha un’azione depurativa dell’aria, negli appartamenti, ove sono presenti sostanze chimiche nocive.

Il latte che producono alcune varietà di Mammillaria viene usato dai nativi d’America per curare le malattie legate all’orecchio, come la sordità o il semplice mal d’orecchio.

Se conoscete altre credenze/leggende popolari, non mancate di segnalarle qui! 🙂

 


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Spulciano nel mio vecchio hard-disk (3a terza)

Alcune foto storiche delle mie prime piante grasse

Spulciano le cartelle di uno dei miei vecchi hard-disk, non smetto mai di scovare foto storiche di alcune mie piante grasse.
Molte di queste sono cresciute, altre sono rimaste a casa dei miei genitori nel Salento.

Eccovi qualche foto “succulenta”:

La coltivazione di questo genere richiede, come per tutte le piante succulente, un terreno molto poroso e drenante composto da terra con aggiunta di una percentuale variabile di materiali drenanti come lava, sabbia, ghiaia grossolana o pomice.  La posizione richiesta è soleggiata o di pieno sole a seconda della specie e le annaffiature dovranno essere regolari da aprile a settembre, per interrompersi completamente nel periodo compreso tra ottobre e marzo. Infatti, le mammillarie, come tutte le cactaceae in questi mesi entrano in una stasi vegetativa che non richiede alcuna annaffiatura.  Le specie con fitta lanosità e peluria apicale ed ascellare e/o con numerose spine hanno una maggiore tolleranza al sole diretto mentre quelle con spine rade ed ascelle nude ne mostrano una minore resistenza necessitando di esposizioni meno dirette ma pur sempre intensamente luminose. Ciò per evitare scottature e deturpazioni al fusto.  Questo genere di piante annovera specie che possono sopportare sia temperature alte in estate che basse in inverno, anche al di sotto dei 0 °C per brevissimi periodi se completamente asciutte. G. Lodi, pioniere bolognese della cactusfilia italiana, durante i rigidi inverni conservava le sue piante, per mesi, in stanze buie e fredde, al secco. Non mantenere le piante, in inverno, in locali scarsamente illuminati, è facile che esse possano etiolare.  La moltiplicazione avviene per seme. Questi vengono sparsi su un letto di sabbia mantenuta costantemente umida, soleggiata ed areata per impedire la formazione di muffe e ad una temperatura non inferiore ai 21 °C. Per quelle poche specie che tendono ad accestire è possibile utilizzare i polloni prodotti dalla pianta. Quale che sia la tecnica che decidiate di adottare per la sua propagazione occorre tenere presente che la moltiplicazione per seme ha con sé lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi d'avere delle piante uguali alla pianta madre. Pertanto se si desidera ottenere una pianta ben precisa o non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione per polloni.  Le specie del genere Mammillaria hanno due fioriture annuali, una primaverile ed una tardoestiva - autunnale. Per favorirle e stimolarle entrambe far rispettare alle piante un periodo di secco e di freddo invernale ed un periodo di secco nel mese di agosto (ciclo naturale, clima desertico)seguito, in questo caso, da nuove irrigazioni sino ai rigori dell'autunno o dell'inverno (a seconda delle località di coltivazione), quando andranno nuovamente sospese.

Mammillaria duweii

Le piante hanno tutte fusti globulari o cilindrici solitamente bassi; possono essere sia ramificanti che accestenti. I tubercoli, di forma varia (cilindrici, conici, tetragonali), sono forniti di un'areola più o meno lanosa provvista di spine. Queste, differenziate in radiali e centrali, hanno forma, lunghezza e consistenza le più varie. In molte specie del genere una o più spine centrali sono uncinate. La robustezza di alcune di esse è tale da essere utilizzate, dalle popolazioni locali, come ami da pesca. Tra i tubercoli vi è l'ascella, a seconda delle specie glabra o lanosa. Da qui avviene la fioritura che nel genere Mammillaria è periapicale (in altre specie di cactaceae la fioritura è areolare). Il fiore è piccolo (ma alcune specie hanno fioriture vistose per dimensioni e colore dei fiori), di colore rosa o fucsia o bianco o giallo (verde nella M. marksiana)o variegato. L'anno successivo alla fioritura l'ascella fiorita emetterà il frutto, generalmente allungato e di color rosso (può essere anche verde pallido, giallo, bruno), edule in alcune specie. L'apice è generalmente lanoso. Alcune specie di Mammillaria, appartenenti al sub genere Galactochylus (Mammillaria s.s.), se incise emettono un lattice di aspetto simile a quello delle euphorbiae.

Mammillaria bocasana mostruosa

Come tutte i cactus l'echinocereus necessita di terreno molto poroso composto da una parte di terra e molta sabbia grossolana unita a ghiaia. In genere la sua esposizione deve essere in pieno sole e le annaffiature regolari, specialmente in estate. Alcune specie come quelle provenienti dalla Baja California in inverno necessitano di circa 7/10 °C mentre tutte le altre specie resistono bene al freddo fin anche sotto i -10 °C.Durante questo periodo le annaffiature dovranno essere sospese del tutto.  La riproduzione avviene: per semi che verranno depositati nel periodo primaverile in un letto di sabbia umida e mantenuti ad una temperatura di 21 °C e al riparo dalla luce diretta del sole; e per talea oppure depositando il pollone dopo aver lasciato asciugare bene il punto di taglio in un letto di sabbia o pomice umida.

Echinocereus adustus

Thelocactus - Pianta della famiglia delle Cactacee il cui nome è formato dal greco "thelè", che vuol dire "capezzolo", e da cactus, che si riferisce ai grossi tubercoli posti sulle costolature della pianta.  Originaria del Messico e dell'America meridionale, la thelocactus ha forma arrotondata o leggermente ovoidale con costolature appiattite e ricoperte da tubercoli molto evidenziati le cui cime sono munite di grosse spine aureolari. Comprende 17 specie.  La coltivazione di questa pianta (come quella di tutte le cactacee), vuole un terriccio molto drenante, composto da terra concimata e da sabbia grossolana in modo da permettere un buon drenaggio e impedire il ristagno dell'acqua che causerebbe il marciume del fusto.  Le thelocactus devono essere piantate in vasi non molto grandi, di una misura appena superiore alla pianta, ma siccome la loro crescita è abbastanza rapida, necessiterà di un rinvaso che avverrà in primavera, almeno ogni due anni. La sua esposizione richiede piena luce e pieno sole, le innaffiature andranno fatte solo quando la terra apparirà asciutta; in inverno dovrà essere conservata a una temperatura che non scenda sotto i 4 °C e le innaffiature sospese.  La sua riproduzione avviene quasi sempre per seme, siccome la pianta difficilmente produce polloni, il seme va posto in una composizione di terriccio e sabbia molto fini e umidi e conservati ad una temperatura di 21 °C in posizione ombreggiata.

Thelocactus bicolor

…e qualche chamacereus regalatomi da altri appassionati:

La specie E. chamaecereus è una cactacea bassa e cespitosa, che forma cespuglietti compatti con rami di lunghezza variabile. Il colore della pianta è variabile a seconda dell'esposizione al sole. La colorazione normale è verde pallido, se è esposta al sole diventa color giallo/rosso. I tubercoli sono poco pronunciati e i rami presentano spine molto piccole variabili dalle dodici alle quindici. Le costolature invece variano dalle sette alle dieci per ramo. I fiori sono di colore rosso/arancio, ad imbuto e nascono alla sommità dell'areola.

Chamacereus silvestri dal fiore rosso

È un genere di facile coltivazione, in quanto non richiede particolari cure. È necessario, come per tutte le succulente, garantirgli un terreno aerato e poroso. Il terreno deve essere inoltre povero di sostanza organica e ricco invece di materiale inerte e minerale.  Per quanto riguarda le annaffiature, queste devono avvenire ogni 15 giorni circa in piena estate e durante la primavera; mentre in inverno, durante il periodo freddo necessario al riposo, la pianta non deve essere per nulla annaffiata. Sopporta comunque bene i lunghi periodi di siccità.  L'esposizione al sole deve avvenire gradualmente per non scottare le piante. Deve essere un'esposizione al sole pieno o leggermente in ombra; l'importante è assicurargli una buona luminosità, necessaria al periodo di fioritura che va dai primi di maggio alla fine di luglio.  Le concimazioni devono essere sporadiche e basate su un concime povero di azoto e ricco di potassio e fosforo. È molto sensibile all'attacco di cocciniglia cotonosa delle radici e di cocciniglia a scudetto.

Chamacereus cv.dunkerlot

Chamacereus cv.pagapei

Chamacereus cv.pagapei

In questo articolo troverete la prima e la seconda parte della galleria di foto. 🙂

 


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Spulciando nel mio hard-disk… (2a parte)

Eccovi un altro “assaggio” di alcune mie piante grasse ripescate da un vecchio hard-disk… spero vi piacciano! 🙂

Il genere Mammillaria è il più numeroso e diffuso genere di piante appartenenti alla famiglia delle Cactaceae. Ad esso appartengono oltre 300 specie di piante, diverse per caratteristiche e struttura. Il nome deriva dal greco mamilla (mammella) in riferimento alla forma dei tubercoli più o meno grandi presenti in ogni specie.

Mammillaria rekoi spp.rekoi

Le piante hanno tutte fusti globulari o cilindrici solitamente bassi; possono essere sia ramificanti che accestenti. I tubercoli, di forma varia (cilindrici, conici, tetragonali), sono forniti di un'areola più o meno lanosa provvista di spine. Queste, differenziate in radiali e centrali, hanno forma, lunghezza e consistenza le più varie. In molte specie del genere una o più spine centrali sono uncinate. La robustezza di alcune di esse è tale da essere utilizzate, dalle popolazioni locali, come ami da pesca. Tra i tubercoli vi è l'ascella, a seconda delle specie glabra o lanosa. Da qui avviene la fioritura che nel genere Mammillaria è periapicale (in altre specie di cactaceae la fioritura è areolare). Il fiore è piccolo (ma alcune specie hanno fioriture vistose per dimensioni e colore dei fiori), di colore rosa o fucsia o bianco o giallo (verde nella M. marksiana)o variegato. L'anno successivo alla fioritura l'ascella fiorita emetterà il frutto, generalmente allungato e di color rosso (può essere anche verde pallido, giallo, bruno), edule in alcune specie. L'apice è generalmente lanoso. Alcune specie di Mammillaria, appartenenti al sub genere Galactochylus (Mammillaria s.s.), se incise emettono un lattice di aspetto simile a quello delle euphorbiae.

Setiechinopsis mirabilis… i fiori si aprono di notte.

Il genere Euphorbia L. comprende un vasto numero di piante dicotiledoni della famiglia delle Euphorbiaceae, erbacee o legnose a seconda della specie.  Il termine Euphorbia deriverebbe dal nome del medico greco Euphorbus, che utilizzava il succo lattiginoso prodotto da queste piante nelle sue pozioni. Era il medico personale di Giuba II e fu questo dotto sovrano a denominare così in suo onore la pianta, all'interno di un trattato che scrisse per illustrarne le virtù terapeutiche.

Particolare di seme di Euphorbia greenway

Thelocactus - Pianta della famiglia delle Cactacee il cui nome è formato dal greco "thelè", che vuol dire "capezzolo", e da cactus, che si riferisce ai grossi tubercoli posti sulle costolature della pianta.  Originaria del Messico e dell'America meridionale, la thelocactus ha forma arrotondata o leggermente ovoidale con costolature appiattite e ricoperte da tubercoli molto evidenziati le cui cime sono munite di grosse spine aureolari. Comprende 17 specie.  La coltivazione di questa pianta (come quella di tutte le cactacee), vuole un terriccio molto drenante, composto da terra concimata e da sabbia grossolana in modo da permettere un buon drenaggio e impedire il ristagno dell'acqua che causerebbe il marciume del fusto.  Le thelocactus devono essere piantate in vasi non molto grandi, di una misura appena superiore alla pianta, ma siccome la loro crescita è abbastanza rapida, necessiterà di un rinvaso che avverrà in primavera, almeno ogni due anni. La sua esposizione richiede piena luce e pieno sole, le innaffiature andranno fatte solo quando la terra apparirà asciutta; in inverno dovrà essere conservata a una temperatura che non scenda sotto i 4 °C e le innaffiature sospese.  La sua riproduzione avviene quasi sempre per seme, siccome la pianta difficilmente produce polloni, il seme va posto in una composizione di terriccio e sabbia molto fini e umidi e conservati ad una temperatura di 21 °C in posizione ombreggiata.

Thelocactus bueckii in fiore

Oreocereus – Pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Cactaceae originaria della Bolivia e del Perù; il suo nome deriva dal greco "òros" (montagna). Ha forma colonnare e nel suo habitat originario può raggiungere un metro di altezza, può ramificare alla base e il fusto è coperto di peli e setole bianche dai quali spuntano delle spine colorate. Il terreno che richiede questo genere di pianta è poroso composto da terra concimata e sabbia molto grossolana, le annaffiature dovranno essere regolari da aprile a settembre e completamente sospese durante l'inverno. La posizione ottimale è di pieno sole, nel periodo invernale sopportano una temperatura fino a 4 °C possono comunque resistere anche al gelo per brevi periodi.  La riproduzione avviene per seme i quali andranno depositati su un letto di sabbia umida e conservati ad una temperatura di 21 °C e, qualora le piante producano dei getti o polloni ai lati del fusto, per talea la quale andrà interrata dopo aver fatto asciugare bene la parte tagliata; la riproduzione per talea va eseguita nel periodo estivo.

Oreocereus celsianus – una delle mie prime piante acquistate in un supermercato

Schlumbergera è un genere di piante della famiglia delle Cactaceae, originario dell'America tropicale e più precisamente del Brasile; appartiene ai "cactus epifiti"; le sue poche specie sono tutte facilmente coltivabili ed hanno una fioritura molto intensa e diversificata stagionalmente. Ha steli piatti a fusto che si susseguono fino a formare un ramo e che fioriscono prevalentemente in primavera (eccetto alcune sottospecie che fioriscono fra l'autunno e l'inverno), tanto da farla definire cactus di Pasqua. Nel tipo più affine allo Zygocactus fiorisce, per converso, nel periodo che precede il Natale e perciò è detta anche cactus di Natale.

Fioritura di Schlumbergera… detta anche “Cactus di Natale”

Le Crassulacee sono una famiglia di piante dicotiledoni in passato classificate nell'ordine Rosales, ma che in base alla moderna classificazione filogenetica andrebbe inserita nell'ordine Saxifragales.

Forma mostruosa di Crassula ovata

Echeveria è un genere di piante succulente appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, originario del Messico. Il nome è stato dato in onore del pittore messicano Atanasio Echeverria, famoso per i suoi dipinti di piante. Hanno foglie piatte e carnose, disposte a rosetta; i fusti in età adulta si ramificano producendo una gran quantità di plantule le quali possono essere staccate dalla pianta madre per generare nuove piantine. I fiori sono di lunga durata.

Echeveria

…presto altre foto! 🙂

 


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Spulciando nel mio vecchio hard-disk…

E’ molto bello rivedere dopo tanto tempo le foto delle proprie piante grasse, soprattutto quando ti accorgi che alcune sono cresciute a dismisura!

Eccovi allora, alcune foto delle mie piante succulente:

La Pelecyphora aselliformis - raggiunge circa 5 cm di diametro, di forma globulare che con l'invecchiamento diventa cilindrica, ha tubercoli grigio-verdi appiattiti lateralmente, le spine sono piccole e i fiori hanno un colore violaceo.

Particolare dell’apice di una pelecyphora aselliformis

La Mammillaria bocasana è una pianta appartenente alla famiglia delle cactacee, del genere Mammillaria. E’ originaria del Messico centrosettentrionale, fu ritrovata per la prima volta nella località Sierra de bocas e per questo ne prende il nome. E’ una delle piante succulente più diffuse, presenta un fusto globoso generalmente di quattro o cinque centimetri di diametro, di colore verde chiaro o verde scuro, si riproduce molto facilmente creando grossi gruppi. Ha dei tubercoli sottili di forma vagamente conica disposti a spirale. Le spine sono radiali e di colore bianco, hanno una lunghezza media di 2 cm e sono costituite da gruppi di peli setolosi. I fiori generalmente sono color crema hanno piccole dimensioni e sono prodotti in modo molto abbondante dalla pianta.

Forma mostruosa della mammillaria bocasana

I Ferocactus sono un genere di piante succulente appartenenti alla famiglia delle Cactaceae (sottofamiglia Cactoideae, tribù Cacteae). La pianta si presenta di forma globosa per poi diventare cilindrica in età adulta (anche se alcune specie rimangono globose o globose-schiacciate). In habitat le piante possono misurare dai circa 30 cm. di altezza e diametro del Ferocactus viridescens, fino ad arrivare eccezionalmente ad altezze di 4 metri e 80 cm. di diametro (Ferocactus diguetii). Le spine sono forti, dure, diritte, più o meno uncinate all'apice, di colore rosso, rosso-marrone o gialle. I fiori che si formano all'apice della pianta sono di forma campanuliforme variamente colorati dal rosso al giallo, arancioni o viola. Originariamente quasi tutte le specie erano classificate nell'allora vasto genere Echinocactus poi successivamente furono distaccate da esso per alcune differenze nei fiori, nei frutti e nei semi. Il nome generico di questo genere (fondato da Britton e Rose nel loro classico lavoro "The cactaceae" pubblicato in quattro volumi tra il 1919 e il 1923) deriva dalla parola ferus-wild, fierce (feroce) e cactus, in riferimento alle spine molto dure e taglienti. I Ferocactus sono piante robuste ed amanti del sole in grado di sopportare anche parecchi mesi di siccità. In coltivazione molte specie non possono raggiungere le dimensioni dei luoghi d'origine ma con un appropriato metodo di coltura ed una adeguata esposizione, si possono ottenere piante sane, di ragguardevoli dimensioni, con spine robuste e in grado di giungere a fioritura.

Particolare “spinoso” di uno dei miei ferocactus

Lo Stenocactus è una pianta originaria dell'America Centrale, in particolare del Messico. Questa succulenta si presenta in forme globulari o, più raramente, leggermente cilindriche. Presenta molte costolature su cui si ergono spine spesse e piatte. La sua larghezza oscilla fra i 10 e i 15 cm, ma la sua altezza è piuttosto modesta. Produce dei bellissimi fiori bianchi con striature rosse. Questa pianta succulenta è una specie molto facile dacoltivare, ed è infatti una pianta molto rustica. La temperatura minima che riesce a sopportare è di circa 5° sotto zero, ma la sua temperatura ideale è sui 25° circa. Può fiorire molto precocemente, già a partire da aprile. Deve essere sempre annaffiata abbondantemente da aprile ad ottobre, mentre d'inverno è meglio lasciarla a riposo bagnandola solo una volta ogni mese circa.

Fioritura di echinofossulocactus o stenocactus lamellosus

Ovviamente non potevano mancare foto del mio genere preferito:

L'Astrophytum (Lemaire 1839) è un genere di pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee. Il suo nome deriva dal greco astèr (stella), per la caratteristica forma a costole che dall'alto lo fa somigliare ad una stella e phytòn (pianta). È originario di alcuni areali delimitati del Messico e vive normalmente in terreni semi-aridi e leggermente calcarei.  Gli Astrophytum hanno un fusto globuloso formato da quattro ad otto sezioni divise tra di loro da solchi più o meno profondi. I fiori gialli o giallo-rossi si sviluppano dalle areole presenti alla sommità del fusto.  L'elemento maggiormente caratterizzante gli Astrophytum rispetto alle altre cactaceae è la presenza di numerosi puntini bianchi in rilievo sparsi in misura più o meno rilevante sul fusto di tutte le specie appartenenti a questo genere. Il loro ruolo non è ancora stato ben definito dalla letteratura scientifica, tuttavia si ritiene che la loro funzione principale sia quella di favorire la mimetizzazione della piante negli ambienti rocciosi in cui sono normalmente inserite, allo scopo di ridurre la possibilità di distruzione da parte di animali fitofagi. Si ritiene che altre funzioni possano essere legate alla protezione del fusto dai raggi solari e alla capacità di trattenere più efficacemente l'umidità.

Apice di un astrophytum myriostigma cv.Onzuka forma tricostatum

L'Astrophytum necessita di un terriccio molto poroso composto da terra, torba e sabbia, con una piccola aggiunta di calce agricola. Le annaffiature dovranno essere regolari avendo molta cura che non si formino residui di acqua, la terra dovrà essere molto asciutta tra una annaffiatura e l'altra perché la pianta è molto sensibile al marciume.  Durante il periodo invernale le annaffiature dovranno essere sospese del tutto e la pianta non dovrà essere esposta a una temperatura inferiore ai 4 °C. I rinvasi possono essere eseguiti anche ogni tre o quattro anni considerata la lentezza della sua crescita.  La riproduzione avviene per seme; il suo grosso seme andrà depositato, senza essere pressato, in un letto di terra mista a sabbia e mantenuto ad una temperatura di circa 21 °C: inizierà a germogliare in brevissimo tempo.

Doppia fioritura di astrophytum asterias cv.superkabuto

…e “dulcis in fundo” il frutto di uno dei miei astrophytum caput-medusae con tanti semini! 🙂

Astrophytum caput-medusae (Velazco & Nevarez) 2003 - Dapprima considerato genere a sé stante e nominato Digitostigma caput-medusae nel 2002, successivamente alcuni caratteri morfologici hanno fatto rientrare questa pianta nel genere Astrophytum. Il fiore è in tutto simile a quello dell'astrophytum myriostigma, tanto da far supporre inizialmente che questa specie fosse una deformazione genetica spontanea di quest'ultimo. La forma dell'Astrophytum caput-medusae è completamente diversa rispetto a quella degli altri astrophytum. Esso è caratterizzato da alcuni tubercoli che si dipartono da una radice carnosa e che portano sia i caratteristici puntini che le areole dalle quali si sviluppano i fiori e i frutti.

Semi di astrophytum digitostigma

Se vi piacciono, metterò presto altre foto… 🙂