CactusFollia

…tutto sulla coltivazione delle piante grasse e succulente


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I cactus epifiti

Al pari delle altre piante epifite, come le Orchidee, anche i Cactus epifiti vivono ospiti di altre piante, a cui si aggrappano, ma a differenza della totalità delle piante grasse, che a seguito di continui adattamenti fisiologici e morfologici hanno scelto di vivere in zone aride, caratterizzate da siccità, i cactus epifiti hanno optato per un habitat, non diciamo più confortevole, ma diverso, caratterizzato da un clima tropicale con foreste fitte di vegetazione.

Abituati in natura a convivere con folte vegetazioni, non prediligono il sole diretto, ma possibilmente luoghi in penombra, dove il sole arriva filtrato.
In quanto piante tropicali, i Cactus epifiti prediligono un clima mite, con temperature che mediamente oscillano tra i 10 ed i 20°C, anche se per brevi periodi sopportano temperature che si scostano sostanzialmente da questa fascia, prossime allo 0°C o ai 30°C.Sebbene in natura, avvinghiati alle altre piante.
Si accontentano di un substrato di fortuna e povero, grazie alla presenza di radici aeree che contribuiscono ad immagazzinare l’acqua, attingendola dall’umidità atmosferica, nutrendosi delle poche sostanze che riescono a reperire nell’atmosfera o tra i resti degli animali che popolano gli alberi, coltivati in cattività hanno bisogno di un terriccio leggero, soffice e drenante, a base di torba e sabbia.
Risulta idoneo un terriccio universale integrato con sabbia o argilla espansa nella misura del 35-40%, che deve conservarsi umido nel tempo, ma nello stesso tempo scongiurare i ristagni idrici.

Fioritura dei cactus epifiti

Tra i più comuni Cactus epitifi senza spine coltivati in vaso, ricordiamo gli Epiphyllum originari dell’America, caratterizzati da una fioritura interessante per dimensione e colori, con fiori che si aprono solo di giorno.
Questi Cactus epifiti, sebbene in natura vivono con molto poco o quasi niente, coltivati in cattività non disdegnano una regolare concimazione durante il periodo di intensa vegetazione, prediligendo un substrato costantemente ma leggermente umido, luce, ma non sole diretto, temperature che oscillano, tra i 10 e 20°C, salvo eccezioni e per periodi limitati.

 


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Graptopetalum paraguayense

…alias “graptopetalo” 🙂

ETIMOLOGIA
Il nome del genere è coniato dall’unione dei termini greci antichi graptós (disegnato, segnato) e pétalon (petalo), per i petali segnati da finissime punteggiature rosse. L’epiteto specifico paraguayensis (del Paraguay) è stato dato in quanto all’inizio si riteneva erroneamente che questa specie fosse originaria di quel paese.

Graptopetalo

Il graptopetalo è una pianta erbacea succulenta affine a quelle dei generi Sedum ed Echeveria (nei quali viene tuttora inclusa da alcuni autori e con le quali tende facilmente ad ibridarsi), alta fino a 20-30 centimetri, originaria dello stato di Tamaulipas, nel nord-est Messico, con steli carnosi e succulenti che portano rosette di foglie disposte in modo spiralato.
Nei climi a stagione invernale fredda deve essere coltivata in vasi e panieri appesi, mentre nei climi più miti, dove le temperature minime non scendono al di sotto dello zero, può vivere anche all’aperto, comportandosi da tappezzante. n questo caso non va però calpestata perchè gli steli e le foglie sono piuttosto fragili e tendono a spezzarsi facilmente.

È una pianta di facilissima coltivazione, che richiede pochissime cure e sopporta molto bene le basse temperature, purchè pianta e terreno siano tenuti asciutti. Tuttavia sopravvive meglio se in inverno viene posta in una serra fredda oppure in un riparo di fortuna, rigorosamente non annaffiata. In estate va invece sistemata in una posizione dove possa ricevere quanto più sole possibile e deve essere annaffiata abbondantemente, lasciando però asciugare il terreno tra un intervento irriguo e l’altro. Il terriccio deve essere ricco ed umifero ma molto ben drenato, perchè il ristagno idrico è deleterio per questo tipo di piante.
Non è soggetta a particolari malattie e può essere facilmente moltiplicata sia per talea apicale (staccando una rosetta e ripiantandola oppure ripiantando parti della pianta eventualmente rotte) sia per talea di foglia: infatti basta appoggiare una singola foglia sul terreno che dopo poche settimane si sarà formata una nuova piantina. Le talee vanno annaffiate solo quando hanno già emesso le radici, pena l’insorgere di fenomeni di marciume.
Altro inconveniente è che come la pianta matura tende a perdere le foglie lasciando un fusto nudo con poche foglie alla sua estremità. In questo caso per rinnovare la vegetazione basta tagliare i gambi e ripiantarli, sempre annaffiando solo a radicazione avvenuta.

graptopetalo fiori

I fusti sono turgidi e carnosi, di colore grigio-marrone, fittamente intricati tra loro. Le foglie sono persistenti e carnose, disposte a rosetta, sessili, di forma da triangolare ad ellittica, ricoperte da una sostanza pruinosa, di colore variabile dal grigio al blu pallido al verde, tutti tendenti verso il rossastro quando la pianta riceve l’insolazione estiva.
Come gli steli si allungano o toccano il terreno e tendono a radicare molto facilmente, consentendo l’allargamento della pianta in modo orizzontale, oppure nei vasi tendono a ricadere verso il basso, dando alla pianta un piacevole aspetto ‘piangente’. Ciò rende questa pianta adatta ad essere coltivata in panieri appesi.

I fiori sono piccoli e stellati, simili a quelli di alcuni Sedum, bianchi, con 5 petali finemente percorsi da punteggiature rosse, raccolti in rade infiorescenze che compaiono in maggio-giugno.

 


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Piccoli innesti fioriscono

La prima fioritura di un caput-medusae

A qualche mese di distanza, iniziano a fiorire i primi astrophytum digitostigma innestati su pereskiopsis…
il fiore, in questo caso, ha un diametro di 2-3 cm circa… molto più piccolo rispetto al fiore di una pianta adulta coltivata su proprie radici.

Fioritura di astrophytum caput-medusae innestato.

Quest’altro innesto invece, è ancora un po’ indietro con la fioritura…

Astrophytum caput-medusae by cactusfollia

 


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Il primo fiore succulento del 2015

La prima fioritura di quest’anno delle mie piante grasse

Fiore giallo con gola rossa della pianta grassa conosciuta sotto il nome di astrophytum asterias.

Astrophytum asterias in fiore

La prima pianta grassa che ha fiorito quest’anno è l’astrophytum asterias in foto.
Pianta originariamente innestata e poi ri-affrancata l’anno scorso… ormai le radici son formate e la pianta cresce molto bene!

🙂


Euphorbia antisyphilitica

Le euforbie hanno una infiorescenza altamente specializzata, il ciazio, composta da un fiore femminile centrale, dotato di pistillo, circondato da cinque o più gruppi di fiori maschili ridotti ciascuno ad un solo stame. L'insieme dei fiori è avvolto da brattee che formano un ricettacolo a coppa, con quattro ghiandole nettarifere marginali, con forme diverse (ellittiche, a mezzaluna ecc). Il fiore centrale si sviluppa prima dei fiori maschili che lo circondano, così ogni ciazio funziona come un fiore ermafrodito. La ghiandole del ciazio generalmente producono nettare, e l'impollinazione è prevalentemente zoofila. Dall'ovario del fiore femminile centrale si sviluppa un frutto tricarpellare. In effetti, il ciazio è così simile ad un fiore ermafrodita che Linneo e altri autori lo indicavano come un vero fiore. Lamarck tuttavia interpretò il ciazio come una infiorescenza e questo è quanto oggi accettato.  Le euforbie contengono un lattice acre e velenoso, ed alcune sono dotate di spine. Da molte euforbie si ricavano potenti prodotti emetici e catartici

Euphorbia antisyphilitica

Specie diffusa nel Texas e nel sud del Nuovo Messico, Stati Uniti.

I nomi comuni includono Candelilla e Cera Plant, ma il secondo è più spesso applicato ai membri del genere non correlato Hoya . È arbustiva, dal portamento eretto, in sostanza senza foglie e steli che sono coperti in cera per evitare la traspirazione.

La sua linfa bianca è stata storicamente utilizzata in Messico per il trattamento di malattie sessualmente trasmissibili.
La raccolta commerciale di cera candelilla è iniziata all’inizio del XX secolo, con una domanda fortemente crescente durante le due guerre mondiali.