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La chimera: mutazione genetica

Cosa sono le chimere?

Le chimere, in botanica, sono singoli organismi composti da due tipi di tessuto differenti dal punto di vista genetico.
In genere nelle piante ambedue i tipi di tessuto derivano dallo stesso zigote e la differenza è dovuta a mutazioni che avvengono nei tessuti meristematici (una zona di crescita e divisione) e che si replicano per nomale mitosi creando così delle parti della pianta con costituzione genetica differente.

Molto spesso, le chimere più comuni sono il risultato di mutazioni dei diversi strati che compongono i tessuti della pianta.
Nelle chimere periclinali  la mutazione è presente in uno strato; nelle chimere settoriali, le cellule normali e mutate sono vicine tra loro… infine, nelle chimere mericlinali, la mutazione interessa solo un settore di un singolo strato.

A seconda quindi del tipo di chimera, possiamo avere piante grasse totalmente differenti ed in molti casi abbiamo le piante variegate… in questo caso la mutazione interessa solo la perdita di cloroplasti nel tessuto mutato.

Esempio di chimera variegata di pianta grassa e succulenta, innestata su portainnesto data la crescita molto lenta per carenza di cloroplasti.

Per ulteriori informazioni, potete leggere questo articolo in inglese

Oppure vi consiglio di leggere il libro di Gordon Rowley “Teratopia: Il mondo delle succulente crestate e variegate”

Buona coltivazione! 🙂

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Rebutia Heliosa: un’esplosione di vitalità!

La fioritura della mia Rebutia Heliosa

La scorsa primavera, una delle mie Rebutia Heliosa ha fiorito copiosamente! 🙂

Eccovi alcune foto:

Le piante grasse e succulenti fioriscono copiosamente se ben fertilizzate e concimate. Anche il terriccio ideale permette una crescita rigogliosa e senza problemi legati a parassiti o malattie.
Rebutia Heliosa: un particolare
Le piante grasse e succulenti, se ben coltivate, ci regalano ogni anno splendide fioriture. Nel caso di questa reputai heliosa, la pianta ha prodotto negli anni anche numerosi polloni.
Rebutia Heliosa: la fioritura

Bella, vero!?

 

semina

Consigli sulla semina delle piante grasse

Visto l’enorme interesse per l’argomento semina, scrivo questo articolo sui miei consigli per una buona semina.
Questo articolo non vuole essere una guida ma semplicemente vi do qualche consiglio in base alle mie esperienze ed insuccessi passati.

Eccovi quindi un elenco di domande che spero possa risolvere i vostri dubbi:

1. Come faccio a capire se i semi sono di buona qualità?

Le temperature minime influiscono molto sulla germinabilità dei semi delle nostre piante grasse e succulente. Le temperature minime ideali per una buona riuscita della semina non dovrebbero mai essere inferiori ai 12-15 gradi.
Lithops Liesliei C153

Innanzitutto, come è facilmente intuibile, i semi dovrebbero essere freschi e pieni… ed a questo punto mi direte: “come si fa a capire se sono freschi e pieni?”.
Secondo la mia esperienza, potete adottare un metodo semplice per capirlo che consiste nel prendere un bicchiere di plastica riempito d’acqua e metterci i semi.
Lasciando i semi in “ammollo” almeno per un paio d’orette, vedremo che alcuni di essi vanno sul fondo del bicchiere mentre altri potrebbero restare “a galla”… bene! …i semi sul fondo sono buoni per la semina, gli altri vanno scartati.
Mi rendo conto che è un’operazione facile con semi di un certo diametro (come per esempio quelli degli Astrophytum) ma per altre specie (come Mammillaria, Lithops ecc) è un’operazione molto difficile.

Ovviamente, se vedete che alcuni semi hanno solo l’involucro esterno (endosperma), vuol dire che sono semi vuoti quindi potete scartarli subito.

2. Qual’è il periodo migliore per la semina?

Il terriccio o substrato ideale per la semina delle piante grasse deve essere costituito per la metà da terriccio per cactacee e l'altra metà da materiale inerte quale pomice, lapillo e vermiculite.
Lithops marmorata C58

La prima cosa che vi deve essere chiara è se volete seminare all’esterno, oppure in un germinatoio.

Per seminare all’esterno bisogna aspettare che ci sia una buona luce, che la temperatura sia sufficiente (che non scenda sotto i 12-15 °C), e che assolutamente non ci siano più gelate, quindi il periodo migliore è Aprile-Maggio così che le piantine arrivino già abbastanza cresciute a fine ottobre, quando inizia a fare freddo, a questo punto bisognerà comunque proteggerle in serra, che le protegga dalla pioggia e dalle temperature invernali eccessivamente basse.

Per seminare in germinatoio, o più in generale con luce artificiale, invece, si può seminare quando si vuole.
Di solito, semino nel periodo Novembre-Gennaio in modo che le semine diventino già ben cresciute quando inizia la nuova stagione e possono quindi essere spostate all’aperto senza particolari problemi.
Ovviamente, in questo caso, bisogna sempre controllare che le temperature minime non scendano sotto i 15° C e che l’esposizione alla luce diretta delle semine sia sempre graduale (per evitare il rischio di scottature).

Poi sta un po’ a voi regolarvi in base al clima della zona in cui abitate.

3. Dove seminare?

Per la semina delle nostre amate piante grasse e succulente si possono utilizzare sia vasi di plastica quadrati che vaschette di plastica, basta che non siano trasparenti e che vengano poi chiusi all'interno di sacchetti di plastica trasparente per mantenere l'umidità ideale per la germinazione dei semi e la crescita delle plantule.
Alcuni vasi e piccole vaschette usate per la semina.

Principalmente utilizzo i vasetti di plastica quadrati neri chiusi in un sacchetto di plastica trasparente, quando i semi di quella specie sono pochi (10-20 semi); mentre quando ho molti semi della stessa specie o voglio fare una semina mix, utilizzo delle vaschette di plastica chiuse molto bene con della pellicola trasparente.

Non ho notato significative differenze di germinabilità dei semi con i due metodi… sono bene o male tutti e due equivalenti e del resto, la germinabilità viene influenzata anche da altri fattori come il terriccio utilizzato, la temperatura, la luce ecc.

4. Qual’è il terriccio ideale?

Per rispondere a questa domanda, leggete questo mio articolo.

5. Come si semina?

E' buona norma sterilizzare il terriccio usato per la semina o immergerlo in acqua con stimolante 66F e fungicida Previcur in forma liquida.
Terriccio per la semina delle cactacee.

Preparato il terriccio, si procede con la semina nei contenitori preferibilmente già sterilizzati o lavati con varechina.
Generalmente seguo tre regole molto semplici:

  • la profondità del seme nel terriccio è pari al suo diametro (per intenderci, con semi quali Astrophytum, la profondità sarà all’incirca di 2-3 mm; con semi di Mammillaria o Lithops, i semi saranno adagiati in superficie);
  • dopo aver disposto i semi, faccio una pressione sulla superficie per compattare un po’ il terriccio;
  • bagno i semi ed il terriccio per immersione, mai quindi dall’alto.

I vasi ottenuti vengono quindi bagnati per immersione in una soluzione di acqua tiepida, con alcune gocce di stimolante 66F (all’incirca 1-2 gocce per 1 litro d’acqua) ed un po’ di fungicida Previcur, in forma liquida (generalmente mi regolo con un cucchiaino da caffè per 1 litro d’acqua).
Lascio in “ammollo” i vasetti o le vaschette di semina fino a quando non vedo comparire l’acqua sulla superficie del terriccio. A questo punto, tolgo e scolo l’acqua in eccesso e chiudo tutte le semine all’interno dei sacchetti di plastica trasparenti.

In questo modo, le semine non vanno toccate almeno per la prima settimana.
Generalmente tolgo il sacchetto di plastica, solo ed esclusivamente quando vedo comparire le prime spinette sulle plantule seminate.

Spero che questo articolo, possa aver tolto qualche vostro dubbio sulla semina… se volete, fate pure altre domande.

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Buona semina! 🙂

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La giusta esposizione

Piante grasse: quali sono i rischi dovuti ad un’esposizione errata?

Contrariamente a quanto si pensi, non tutte le piante grasse amano vegetare al pieno sole tutto il giorno e soprattutto in estate (specie se vivete nel sud Italia o se le giornate sono poco ventilate) è bene proteggerle durante le ore più calde.

I danni che potremmo procurare alle nostre piante per una cattiva esposizione sono essenzialmente due: comparsa di scottature ed eziolatura.

Le scottature

Le scottature appaiono come incrostazioni di colore chiaro sulla superficie della pianta e non sono altro che il tegumento esterno seccatosi a causa di eccessiva luce. La pianta in questo caso, non ha avuto il tempo di adattarsi.
Per piante giovani o tutte quelle che presentano una crescita vigorosa è possibile che col tempo tali tessuti morti si stacchino grazie all’ingrossamento del fusto sottostante; mentre se la pianta è ormai adulta, le scottature rimarranno a ricordarci i nostri errori di coltivazione.
Per lo più in caso di piante piccole, se le scottature sono particolarmente gravi, si può giungere alla morte della pianta, in molti casi se la scottatura ha colpito il delicato apice vegetativo, la crescita sarà impedita fino a quando la pianta non riuscirà a formare un apice nuovo… ma nella maggior parte dei casi, ho notato che la pianta inizia a pollonare all’apice.
Badate bene però che le piante succulente possono scottarsi anche se sono in serra, specie se assolata e quindi divenuta troppo calda per un difetto di areazione… il mio consiglio è semplicemente quello di aprire la porta della serra, oltre che il finestrino per il ricircolo dell’aria, durante le ore più calde della giornata.
Non per ultimo, valuterei la possibilità di schermare la serra con dei teli parzialmente ombreggianti.

L’esposizione ideale per le piante grasse e succulenti è sud o sud-est in modo che possano ricevere il sole durante il mattino, fino a mezzogiorno circa, e poi l’ombra nel resto della giornata.
Esporre le piante in pieno sole per tutto il giorno è sconsigliabile… solo alcune specie molto “rustiche” e resistenti (come le opuntie) possono adattarsi a questa situazione.

Vi mostro alcune foto delle mie piante che presentano scottature:

Pianta di gymnocalicium che presenta delle scottature per eccessiva e prolungata esposizione al sole
Gymnocalicium
La pianta presenta, oltre che una vistosa disidratazione, anche scottatura generalizzata a tutto il fusto.
Gymnocalycium
L'esposizione ideale per le piante grasse e succulenti è sud o sud-est in modo che possano ricevere il sole nella mattinata e l'ombra nel resto della giornata. Questo tipo di esposizione ripara anche le cactacee dai freddi venti di tramontana provenienti da nord.
Thelocactus
Le piante grasse
Astrophytum asterias

Alcune di queste piante in foto, come il thelocactus o il gymnocalycium, sono anche molto disidratate per cui bisogna stare anche attenti a dare la giusta dose di acqua preferendo le annaffiature di sera o nel tardo pomeriggio.

L’eziolatura

Un altro pericolo che incombe sulle nostre piante grasse, quando si trovano in un ambiente non idoneo, è l’eziolatura.
La temperatura elevata può stimolare, prima dell’arrivo della primavera, la ripresa vegetativa che, in presenza di una luce scarsa, quale per esempio quella filtrata dalle finestre nelle grigie giornate invernali, cominciano a mostrare un apice vegetativo di colore chiaro. La pianta a questo punto inizia ad eziolare, per intenderci… inizia a filare.
Se non si corre subito ai ripari, il cactus sarà irrimediabilmente rovinato dal punto di vista estetico, in quanto, quando la pianta verrà riportata in esterno e comincerà a crescere normalmente, in corrispondenza dell’eziolatura rimarrà una strozzatura. Inoltre la parte più chiara sarà molto più sensibile alle scottature.
Per impedire tutto questo bisogna trovare un locale con una temperatura più bassa in cui trasferire subito la pianta “filata”.

Quando all’abbassarsi della temperatura arriva il momento di spostare le proprie piante di nuovo all’aperto, per i primi giorni bisogna evitare la luce diretta del sole, perché facilmente potrebbero scottarsi con conseguenti danni estetici irrimediabili.

Spero di aver risolto i vostri dubbi… buona coltivazione! 🙂

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Domande frequenti sulle piante succulente

FAQ: le piante succulente

Molto spesso le persone che iniziano a coltivare questo tipo di piante hanno poche nozioni corrette e pensano erroneamente che esse provengano tutte da deserti… quindi sono piante che vanno poste in pieno sole, innaffiandole pochissimo se non quasi mai.
Se trattiamo però le nostre piante succulente in questo modo, possiamo dire che non vivranno a lungo nonostante non siano affatto piante difficili da coltivare… ma con un po’ di buon senso e qualche consiglio utile, queste piante riusciranno a diventare grandi e regalarci delle bellissime fioriture.

Esistono molti libri sulla coltivazione delle cactacee e più in generale delle piante grasse ma, personalmente ritengo che nell’era di Internet (e con questo intendo forum, blog ecc.) sia molto facile trovare tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno… per cui armatevi di pazienza 🙂

…intanto vi possono essere utili queste domande frequenti:

1. Le piante succulente hanno bisogno di caldo e sole diretto?

Hoya è un genere di piante della famiglia delle Asclepiadaceae, comprendente circa 200 specie differenti, diffuse nel sud est dell'Asia, in Australia ed in Polinesia. Per la gran parte sono rampicanti, ma alcune si presentano con l'aspetto di arbusti, altre sono striscianti.
Hoya kerrii

Molte piante hanno bisogno di luce ma non diretta, almeno durante le calde giornate estive, o addirittura di ombra… e questo discorso vale anche per le piante succulente in quanto hanno differenti necessità a seconda della provenienza (habitat della pianta) e anche della grandezza.
Una pianta adulta infatti resisterà al caldo e alla siccità meglio di una pianta giovane o di un semenzale.
Per essere sicuri delle necessità luminose delle piante è necessario conoscere la provenienza delle piante, o consultare un libro che riporti tali dati (ad esempio l’Enciclopedia delle Cactacee della Zanichelli).

2. Qual’è il substrato ideale?

Questa è una domandona da 1 milione di dollari!
Spesso per scegliere il terriccio ideale bisogna tener conto sia della specie della pianta (e quindi andare a guardare qual’è il suo habitat naturale) ma anche sapere dove verrà cresciuta la pianta stessa… coltivare una pianta grassa all’aperto nel Nord Italia non è sicuramente la stessa cosa che coltivarla nel profondo Sud, no?

Un buon substrato di partenza potrebbe essere quello formato da “terriccio per cactacee” (in vendita presso qualsiasi vivai specializzato ma anche nei centri commerciali forniti) con l’aggiunta di materiale inerte come lapillo, pomice, pozzolana… limiterei l’uso dell’argilla espansa al fondo del vaso per il drenaggio dell’acqua delle innaffiature in eccesso.

Ovviamente questo è un discorso generale… tenete conto che ci sono alcune specie (come l’aztekium) che in natura crescono in terreni gessosi.

3. Qual’è la frequenza e la quantità giusta delle annaffiature? 

La fioritura delle piante grasse è il frutto di un'ottima coltivazione. Ci permette anche di impollinare la pianta con altre sue simili o di specie diverse per creare ibridi intergenere.Il marciume, derivante dalle annaffiature eccessive, sono la prima causa di morte delle piante succulente.
Si può però incorrere facilmente anche nell’errore opposto, cioè nel dubbio se annaffiare o meno, si tende ad annaffiare meno del dovuto per lungo tempo fino a far seccare del tutto la pianta.

Le annaffiature durante il periodo vegetativo devono essere abbondanti ma diradate. Il terriccio deve bagnarsi completamente ma non deve rimanere bagnato per giorni e deve asciugare completamente prima della prossima annaffiatura… ed è per questo motivo che si utilizzano i materiali inerti che favoriscono il drenaggio dell’acqua in eccesso.

4. Quali vasi sono più adatti per la coltivazione?

Personalmente non credo che in assoluto ci sia una tipologia di vasi più adatta di altre alla coltivazione delle piante grasse.
La scelta secondo me, dipende dallo spazio che si ha a disposizione, dalla frequenza con cui si effettuano i rinvasi, dalla grandezza delle piante, dai soldi che si vogliono spendere 🙂 …l’unica scelta supportata da una motivazione scientifica è quella di usare vasi alti, cioè più alti che larghi, per tutte quelle specie di cactacee (come per esempio gli ariocarpus) che hanno una radice fittonante che tende ad andare giù.

Nella mia collezione ormai uso da anni, vasi di plastica neri quadrati.
Ho infatti abbandonato da tempo i vasi rotondi perché occupano molto più spazio e quelli di terracotta perché li ritengo più scomodi nel caso dei rinvasi (pensate alle piante con un apparato radicale molto sviluppato).
Ovviamente sia i vasi di plastica che quelli di terracotta hanno i propri vantaggi e svantaggi… sta un po’ voi valutare quali siamo migliori per il vostro caso e per il tempo e lo spazio che potete dedicare alla coltivazione delle vostre amate piante succulente.

5. Arriva l’inverno… dove metto le mie piante grasse?

L’inverno per molte piante è la stagione peggiore.
Le nostre piante non hanno la fortuna di vivere in habitat (o hanno la fortuna di vivere con noi… dipende dai punti di vista) e perciò, secondo me, dovrebbero essere riparate durante l’inverno.

Badate bene che il freddo invernale non è il principale nemico delle piante grasse, ma soprattutto l’umidità o le piogge invernali associate alle basse temperature.
La soluzione adatta è quella di metterle a riparo in una serra ma, in mancanza, possiamo sistemarle (come ho fatto io quest’anno) su degli scaffali che ricopriremo con un telone trasparente di plastica.
In quest’ultimo caso, il mio consiglio è quello di aprire comunque il telone durante le giornate invernali soleggiate o durante le ore più calde in modo da evitare la formazione di condensa e quindi mantenere sotto controllo l’umidità negli scaffali.

6. Posso mettere nello stesso vaso piante di specie differenti?

La propagazione delle piante succulente è una tecnica utile per riprodurre le cactacee e propagare i polloni.Come dissero i latini: “De gustibus non disputandum est” …ma che schifo! …volete veramente fare una banale composizione di cactus come quelle orrende che si vedono nei supermercati? …no, vero?

Scherzi a parte… io preferisco non mettere piante di specie differenti nello stesso vaso (a maggior ragione cactacee con succulente) perché hanno esigenze diverse: ciclo vegetativo, acqua, illuminazione, terriccio, spazio per le radici ecc..

Molto meglio quindi mettere le piante in vasetti singoli, eventualmente raggruppando solo le piante identiche.

7. Come etichettare le nostre piante?

Tralasciando la sintassi da adottare per la nomenclatura che rispetta regole ben precise, mi limito solo a rispondere su che tipo di etichette utilizzare per le piante grasse e succulente.

Personalmente uso etichette di plastica colorate (acquistabili nei vivai specializzati, centri commerciali ben forniti o meglio ancora su ebay) su cui vado a scrivere con una matita.
Infatti, dopo diversi anni di scrittura mediante pennarelli di ogni tipo (scritta che scompariva o si sbiadiva puntualmente) ho notato che le scritte con la grafite della matita durano molto più a lungo!

Per ora è tutto… spero che le mie risposte vi abbiano tolto qualche dubbio e, se vi hanno invece incuriosito, scrivetemi pure e fatemi tutte le domande che volete… vi aspetto!

Buona coltivazione! 🙂