CactusFollia

…tutto sulla coltivazione delle piante grasse e succulente


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Nomi comuni delle piante grasse

Dotata di radici molto grosse, la Lophophora è caratterizzata da un fusto globulare, con protuberanze arrotondate dotate di areole dall'aspetto di peluria lanosa molto evidente, in special modo nell'areola centrale dalla quale spuntano piccoli fiori di colore rosa, bianco o giallo contenenti pochi semi neri.

Lophophora williamsii (Peyote)

Molte delle piante grasse e succulenti che coltiviamo sono meglio conosciute con il loro nome comune piuttosto che con il nome scientifico… vediamone alcuni:

  • Echinocactus grusonii: Cuscino della suocera,
  • Schlumbergera: Cactus di Natale,
  • Lithops: Sassi o pietre viventi,
  • Echinopsis: Luna di miele,
  • Sanseveria: Lingua della suocera,
  • Lophophora williamsii: Peyote (= pane degli dei),
  • Trichocereus pachanoi: San Pedro,
  • Aporocactus: Coda di topo,
  • Hildewinteria colademonosis: Cosa di scimmia,
  • Senecio rowlejanus: il rosario,
  • Astrophytum myriostigma: Berretta del vescovo,
  • Euphorbia milii: Spina di Cristo,
  • Homalocephala texensis: azzoppa cavalli (Horse Crippler),
  • Pachypodium lamerei: Palma del Madagascar,
  • Carpobrutus edulis: Unghia di strega.

Se conoscete altri nomi, segnalateli pure nei commenti… grazie!

15 settembre 2015: Ringrazio finora tutti coloro che continuano a segnalarmi altri nomi comuni, su Facebook, via email… potete farlo anche qui, inserendo un commento all’articolo. 🙂

 


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Il riparo invernale per i cactus

Tutti a riposo per l’inverno all’interno della piccola serra!

Oggi, qui a Roma c’era una bella giornata soleggiata ma, le previsioni dicono che ci sarà un abbassamento delle temperature già da lunedì con forti piogge.

Visto che ormai siamo in autunno, ho deciso quindi di entrare e sistemare le piante grasse che finora coltivavo in terrazzo.

Purtroppo alcune son rimaste ancora fuori… i trichocereus, come l’anno scorso, li lascerò fuori sperando che la neve prevista non li danneggi troppo.

Ecco alcune delle piante grasse colonnari (e non) che andranno a finire in serra:

il giardino roccioso ha rappresentato la riproduzione in piccolo di un paesaggio, di uno spaccato, di un'atmosfera alpina e di montagna. Quindi per definizione, nel giardino roccioso si impiantavano varietà che ricordavano l'alta quota. Oggi si è meno inflessibili e si lascia più spazio alla fantasia: il giardino roccioso è un angolo personalizzato, composto cercando di ricreare quello che risulta più piacevole ai proprietari, cercando, attraverso la progettazione, di rendere il risultato quanto più naturale possibile.  Perchè questo accada, la progettazione e la pianificazione, hanno una rilevanza fondamentale: bisogna immaginare il giardino roccioso come qualcosa di presente sempre davanti ai nostri occhi, quindi regolarlo a seconda del trascorrere del tempo e delle stagioni, senza dimenticare che, una volta approntato, non sarà possibile rivoluzionarlo più di tanto.    Ulteriori informazioni su: come costruire un giardino roccioso

Angolo del terrazzo “roccioso”

All’interno della serra, il reparto Mammillarie della mia compagna Stefania:

Il genere Mammillaria appartiene alla famiglia delle Cactaceae e comprende numerose specie originarie dell'America e del Messico. In particolare questo genere è originario delle zone desertiche tanto che fa parte di quel vasto gruppo di piante chiamate "Piante del deserto", adattate quindi a vivere in condizioni proibitive: sole molto caldo di giorno e notti spesso fredde se non gelide. Sono quindi adattate a vivere anche in condizioni che farebbero morire qualunque altra pianta. Ciò e possibile grazie alla struttura dei loro fusti che sono in grado di immagazzinare l'acqua che non viene dispersa grazie alle loro foglie trasformate in spine.

Alcune mammillarie

Dal lato opposto invece, ho sistemato piante grasse di specie differenti… da notare in primo piano, l’unico melocactus della mia collezione con un accenno di cefalio:

Il Melocactus è un genere di piante succulente della famiglia delle Cactaceae, comprendente circa 40 specie.  Il nome deriva dal latino melo (melone) unito a cactus, data la forma del fusto che presenta all'apice una forma globulare o cilindrica detta "cefalio"; questo, alla cresceti si presenta emisferico e prende poi forma cilindrica quando raggiunge la crescita.  Originari dell'America centro-meridionale, i melocactus, sono piante molto rare e delicate. I fusti hanno forma simile a tutte le comuni cactacee; sono di colore verde e presentano costolature con areole più o meno spinose.  La crescita è molto lenta e la riproduzione avviene solo per seme in quanto la pianta non produce polloni, ed è questo uno dei motivi che rende la pianta rara. A volte le piccole piante vengono innestate sui fusti di Trichocereus.

Il ripiano alto all’interno della serretta

Questo invece, è il ripiano di fronte all’entrata dove ho appeso diverse specie di hoya:

Hoya è un genere di piante della famiglia delle Asclepiadaceae (Apocynaceae secondo la classificazione APG[1]), comprendente circa 200 specie differenti, diffuse nel sud est dell'Asia, in Australia ed in Polinesia[2]. Per la gran parte sono rampicanti, ma alcune si presentano con l'aspetto di arbusti, altre sono striscianti. Furono classificate dal botanico Robert Brown[2] che le chiamò così in onore dell'amico Thomas Hoy, capo giardiniere del duca di Northumberland, nel XVIII secolo.  In Italia la Hoya carnosa è nota anche con il nome colloquiale di fiore di cera.

Alcune hoya appese ad uno scaffale

…ed infine, ecco il risultato all’interno della piccola serra… ormai si passa a stento e purtroppo per arrivare al ripiano in fondo bisogna stare attenti a non pungersi!

Alcune piante con l’arrivo del freddo e del gelo devono essere coperte oppure… moriranno letteralmente di freddo! Se non avete spazio in casa, le vostre piante dovranno essere coperte per bene per poter sopravvivere ai freddi inverni italiani.  Per prima cosa mettete uno spessore di polistirolo, così il terreno ghiacciato non raffredderà il vaso.   Dopo aver pensato agli stivali passate ai pantaloni…un sacco di iuta è l’ideale un’ulteriore garanzia contro il freddo: mettete il vaso in un sacco e riempitelo con della paglia, in questo modo il terreno non subirà grandi sbalzi di temperatura. Legate poi il tutto con uno spago. Potete anche usare la plastica a bolle o dei fogli di giornale.

Vista frontale della piccola serra

Buona coltivazione! 🙂