reportage

Astrophytum: “pianta a stella”

L’Astrophytum (Lemaire 1839) è un genere di pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee. Il suo nome deriva dal greco astèr (stella), per la caratteristica forma a costole che dall’alto lo fa somigliare ad una stella e phytòn (pianta). È originario di alcuni areali delimitati del Messico e vive normalmente in terreni semi-aridi e leggermente calcarei.

Gli Astrophytum hanno un fusto globuloso formato da quattro ad otto sezioni divise tra di loro da solchi più o meno profondi. I fiori gialli o giallo-rossi si sviluppano dalle areole presenti alla sommità del fusto.

L’elemento maggiormente caratterizzante gli Astrophytum rispetto alle altre cactaceae è la presenza di numerosi puntini bianchi in rilievo sparsi in misura più o meno rilevante sul fusto di tutte le specie appartenenti a questo genere. Il loro ruolo non è ancora stato ben definito dalla letteratura scientifica, tuttavia si ritiene che la loro funzione principale sia quella di favorire la mimetizzazione della piante negli ambienti rocciosi in cui sono normalmente inserite, allo scopo di ridurre la possibilità di distruzione da parte di animali fitofagi. Si ritiene che altre funzioni possano essere legate alla protezione del fusto dai raggi solari e alla capacità di trattenere più efficacemente l’umidità.”

Eccovi alcuni dei miei astrophytum:

L'Astrophytum necessita di un terriccio molto poroso composto da terra, torba e sabbia, con una piccola aggiunta di calce agricola. Le annaffiature dovranno essere regolari avendo molta cura che non si formino residui di acqua, la terra dovrà essere molto asciutta tra una annaffiatura e l'altra perché la pianta è molto sensibile al marciume.  Durante il periodo invernale le annaffiature dovranno essere sospese del tutto e la pianta non dovrà essere esposta a una temperatura inferiore ai 4 °C. I rinvasi possono essere eseguiti anche ogni tre o quattro anni considerata la lentezza della sua crescita.  La riproduzione avviene per seme; il suo grosso seme andrà depositato, senza essere pressato, in un letto di terra mista a sabbia e mantenuto ad una temperatura di circa 21 °C: inizierà a germogliare in brevissimo tempo.
Astrophytum asterias v.nudum
Astrophytum caput-medusae (Velazco & Nevarez) 2003 - Dapprima considerato genere a sé stante e nominato Digitostigma caput-medusae nel 2002, successivamente alcuni caratteri morfologici hanno fatto rientrare questa pianta nel genere Astrophytum. Il fiore è in tutto simile a quello dell'astrophytum myriostigma, tanto da far supporre inizialmente che questa specie fosse una deformazione genetica spontanea di quest'ultimo. La forma dell'Astrophytum caput-medusae è completamente diversa rispetto a quella degli altri astrophytum. Esso è caratterizzato da alcuni tubercoli che si dipartono da una radice carnosa e che portano sia i caratteristici puntini che le areole dalle quali si sviluppano i fiori e i frutti.
Particolare di astrophytum caput-medusae innestato
Astrophyutm coahuilense ((H. Möller) Kayser - Nell'aspetto il fusto è in tutto simile alla forma in habitat dell'astrophytum myriostigma, anche se presenta punti più numerosi e un colore più grisiastro di quest'ultimo. I fiori e i frutti sono invece del tutto simili a quelli dell'Astrophytum capricorne, tanto da rendere questa specie sistematicamente più affine all'Astrophytum capricorne piuttosto che al myriostigma.
Astrophytum coahuilense
Astrophytum myriostigma Lemaire 1839 (Messico) - Ha normalmente da quattro a otto costolature ampie ricoperte di minuscoli ciuffi lanuginosi che a prima vista paiono piccoli puntini biancastri. Più raramente si trovano in natura esemplari a tre costolature o forme colonnari, spiraleggianti o nude, ovvero non dotate dei caratteristici punti bianchi che ricoprono il fusto. Accanto alle varietà naturali sono diffusi in coltivazione numerosi ibridi orticoli, tra i quali Astrophytum myriostigma cv.onzuka, caratterizzato da costolature molto ingrossate.
Astrophytum myriostigma tricostatum (3 coste)
Astrophytum asterias (Zuccarini) Lemaire 1868 (Texas, Messico) - Ha fusto tondeggiante alto circa 5 cm ma con larghezza più ampia, le costolature sono appiattite e le areole sono disposte in modo da formare un disegno geometrico. Accanto alla specie che si ritrova in habitat sono state selezionate alcune varietà orticole di Astrophytum asterias, la più nota e identificabile delle quali ha nome
Astrophytum asterias superkabuto
Astrophytum myriostigma Lemaire 1839 (Messico) - Ha normalmente da quattro a otto costolature ampie ricoperte di minuscoli ciuffi lanuginosi che a prima vista paiono piccoli puntini biancastri. Più raramente si trovano in natura esemplari a tre costolature o forme colonnari, spiraleggianti o nude, ovvero non dotate dei caratteristici punti bianchi che ricoprono il fusto. Accanto alle varietà naturali sono diffusi in coltivazione numerosi ibridi orticoli, tra i quali Astrophytum myriostigma cv.onzuka, caratterizzato da costolature molto ingrossate.
Astrophytum myriostigma lotusland
Astrophytum myriostigma Lemaire 1839 (Messico) - Ha normalmente da quattro a otto costolature ampie ricoperte di minuscoli ciuffi lanuginosi che a prima vista paiono piccoli puntini biancastri. Più raramente si trovano in natura esemplari a tre costolature o forme colonnari, spiraleggianti o nude, ovvero non dotate dei caratteristici punti bianchi che ricoprono il fusto. Accanto alle varietà naturali sono diffusi in coltivazione numerosi ibridi orticoli, tra i quali Astrophytum myriostigma cv.onzuka, caratterizzato da costolature molto ingrossate.
Astrophytum myriostigma Onzuka

 

 

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Piante crestate e mostruose: qual’è la differenza?

Teratopia

Tempo fa pensavo che le piante grasse crestate e mostruose fossero la stessa cosa ed invece poi ho scoperto che c’è differenza.

Le crestature
Nelle piante crestate la normale crescita in verticale viene perturbata da qualche agente che porta lo sviluppo dell’apice da verticale in orizzontale con la nascita di una nuova linea di crescita a forma di cresta, molto simile a un ventaglio.

Un settore della coltivazione delle piante grasse, che raccoglie un gran numero di appassionati ed estimatori, è senza dubbio quello che riguarda le varianti mostruosa, crestata e variegata di un genere.  Queste piante, che si sviluppano in maniera completamente differente rispetto al genere di base, durante la fase di crescita assumono delle forme
Mammillaria crestata

Le mostruosità
La causa di questo fenomeno è inspiegabile!
Molto probabilmente in questo caso, si parla di un difetto molecolare che porta la pianta ad una crescita abnorme ed irregolare, la sua struttura cambia a tal punto da renderne difficile il riconoscimento.
Nell’ambito delle mostruosità, si parla anche di proliferazione… che è una mutazione patologica visibile con una propaggine della pianta normale.

Con il termine mutazione (dal latino mutatus mutato, cambiato) uno dei fondatori della genetica, il tedesco de Friz, ha voluto indicare nella sua opera
Mammillaria bocasana mostruosa

Infine, alcune mostruosità generano a volte delle piante talmente nuove da venir identificate come “cultivar” che di solito si possono moltiplicare tramite innesto.

L'onzuka è una cultivar di astrophytum che prende il nome dalla omonima famiglia giapponese.
Astrophytum myriostigma cv. Onzuka

Una nutrita galleria di foto di piante grasse e succulente crestate, mostruose e variegate è disponibile su Cactipedia.

🙂

reportage

La chimera: mutazione genetica

Cosa sono le chimere?

Le chimere, in botanica, sono singoli organismi composti da due tipi di tessuto differenti dal punto di vista genetico.
In genere nelle piante ambedue i tipi di tessuto derivano dallo stesso zigote e la differenza è dovuta a mutazioni che avvengono nei tessuti meristematici (una zona di crescita e divisione) e che si replicano per nomale mitosi creando così delle parti della pianta con costituzione genetica differente.

Molto spesso, le chimere più comuni sono il risultato di mutazioni dei diversi strati che compongono i tessuti della pianta.
Nelle chimere periclinali  la mutazione è presente in uno strato; nelle chimere settoriali, le cellule normali e mutate sono vicine tra loro… infine, nelle chimere mericlinali, la mutazione interessa solo un settore di un singolo strato.

A seconda quindi del tipo di chimera, possiamo avere piante grasse totalmente differenti ed in molti casi abbiamo le piante variegate… in questo caso la mutazione interessa solo la perdita di cloroplasti nel tessuto mutato.

Esempio di chimera variegata di pianta grassa e succulenta, innestata su portainnesto data la crescita molto lenta per carenza di cloroplasti.

Per ulteriori informazioni, potete leggere questo articolo in inglese

Oppure vi consiglio di leggere il libro di Gordon Rowley “Teratopia: Il mondo delle succulente crestate e variegate”

Buona coltivazione! 🙂