Riciclo creativo - Cactus diy

Dentifricio fatto in casa con l’aloe vera

Dentifricio sbiancante a base di Aloe vera

Autoprodurre dentifricio sbiancante a base di aloe vera, del tutto naturale.
Aloe vera

Quello di sfoggiare un sorriso bianco e splendente è il desiderio di molte persone, in questo caso a darvi una mano ci pensa l’aloe vera.

Procedete con l’estrarre la polpa dell’aloe vera presente all’interno delle sue foglie e mettela in un recipiente, tritatela finemente aiutandovi con una forchetta.
A questo impasto unite qualche goccia di acqua ossigenata ed un cucchiaino di bicarbonato. Mescolate il tutto facendolo amalgamare e spazzolate i vostri denti con la pasta che hai ottenuto ed il gioco è fatto avrete in poco tempo dei denti bianchissimi.

Per avere una bocca sempre pulita ed un alito fresco e profumato non è necessario solo usare il dentifricio, anche il collutorio gioca un ruolo fondamentale. Allora perchè non preparare un colluttorio non aggressivo e naturale per preservare la nostra igienie orale.
Cominciate con l’aggiungere in 100 ml di acqua cinque gocce di olio essenziale di eucalipto e cinque gocce di olio essenziale di menta piperita, entrambe antisettici e rinfrescanti ed efficaci contro alitosi, stomatiti e afte ed infine mescolate il tutto con  cinquanta gocce di estratto idroglicerico (senza alcool) di Propoli, una straordinaria sostanza antibiotica, antimicrobica, antinfiammatoria e analgesica, utilissima anche nel caso di infiammazioni del cavo orale e odontalgie.

Ricordate: questo collutorio naturale se mantenuto in un posto fresco e ben sigillato, può durare mesi.

SECONDA RICETTA

Ingredienti:

  • Polpa di Aloe Vera,
  • 1 cucchiaio Bicarbonato di sodio,
  • 1 cucchiaio Acqua Ossigenata.

Procedimento:
Procedete con l’estrarre la polpa dell’aloe vera presente all’interno delle sue foglie e mettela in un recipiente, tritatela finemente aiutandovi con una forchetta. Se non avete la foglia potete acquistare il succo in vendita in alcuni supermercati o erboristerie.
A questo impasto unite l’acqua ossigenata ed il bicarbonato.
Mescolate il tutto facendolo amalgamare e spazzolate i vostri denti con la pasta che hai ottenuto ed il gioco è fatto avrete in poco tempo dei denti bianchissimi.

Consigli:
Aggiungete bicarbonato o aloe se l’impasta risulta troppo liquido o denso.

 

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Plumeria

Plumeria: un genere molto interessante che, però non ho ancora coltivato… ecco qualche consiglio utile:

Balcone Fiorito

L’ho desiderata tantissimo ed ora insieme alla Gloriosa sono le mie preferite!
Oggi attesissimo il primo fiore di una talea regalatomi dalla gentilissima Teresa M. conosciuta sul gruppo Facebook “Scambiamo talee”, alla quale ho inviato un tubero di Gloriosa! Il profumo del fiore delicatissimo mi ricorda luoghi esotici…
Eccovi la foto di maggio scorso e di oggi e alcuni consigli dal web.

Saluti, Francesco Diliddo

plumeria maggio

plumeriaOriginaria delle zone tropicali dell’America centrale e delle zone caraibiche, nota come plumiera o pomelia ma più conosciuta come frangipani.
Sono piante a portamento arbustivo che in condizioni ottimali (paesi di origine) raggiungono delle notevoli dimensioni, anche 10 metri, con un apparato radicale molto sviluppato e con fusti molto ramificati, provvisti di corteccia rugosa sulla quale restano impresse le cicatrici lasciate dalla caduta delle foglie.
Sia il fusto che i rami non diventano mai propriamente legnosi ma restano fibrosi e ricchi di un latice biancastro…

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La marna per le piante grasse

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La marna e gli altri materiali inerti

La marna è una roccia terrigena disgregata, che si decompone formando una matrice terrosa, composta principalmente da argilla resa compatta dall’infiltrazione di minerali vari, soprattutto carbonato di calcio, dolomite o, più raramente, silice. Si tratta di una roccia sedimentaria, ossia nata in epoca preistorica dal deposito di fanghi alluvionali sul fondo del mare, a profondità notevoli in cui la sedimentazione non è disturbata dalle onde marine. In questo modo le particelle finissime di argilla si sono depositate in modo omogeneo assieme agli scheletri o ai gusci minerali di organismi microscopici. Col passare delle epoche geologiche tali fanghi sono stati sepolti sotto una coltre di altri materiali, che li ha disidratati e sottoposti a diagenesi (compattamento). In seguito, i movimenti tettonici hanno fatto migrare queste masse rocciose verso l’altro, trascinate dall’emersione delle catene montuose, fino a che l’erosione le ha dissepolte. Non più sottoposta alle pressioni geostatiche, la marna libera le proprie tensioni fratturandosi fino a ridursi a particelle sottili. Infine, la marna è soggetta all’aggressione chimica di agenti atmosferici e organici che tendono, in tempi molto lunghi, a separare nuovamente la porzione del cemento (carbonati, dolomite o silice) dall’argilla.. Marna

“La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite) CaCO3 , oppure da carbonato doppio di magnesio e calcio (dolomite) [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.

La componente argillosa si depone per lenta decantazione di particelle d’argilla (dimensioni inferiori a 0,0625 mm).

La componente carbonatica può essere originata dalla precipitazione di sali o dalla deposizione di particelle organogene, derivate cioè da resti…

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Hoya dal fiore gigante!

un fiore “speciale”…

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Da un po’ di tempo, mi sto interessando al genere Hoya e con mia sorpresa oggi ho trovato delle specie dal fiore gigante… eccone una:

Hoya lauterbachii (Giant wax plant)

Il genere hoya appartiene alla famiglia delle Asclepiadacee, anche se alcuni botanici adesso lo iscrivono alla famiglia Apocinacee.  Si tratta di piante in genere sarmentose e rampicanti, molte sono epifite, esistono però anche specie arbustive ed altre striscianti.  Sono originarie dell' India, del sud est Asiatico, isole della Polinesia ed Australia, vivono a quote diverse: dal livello del mare a 600/800 metri ed anche a 2000!  Collezionisti di Hoya si trovano principalmente negli Stati Uniti, Svezia, Olanda, Germania, Australia ed anche in Thailandia. In Italia e in altri paesi europei queste bellissime piante sono poco conosciute, questo perché, anche a livello internazionale, sono molto pochi i vivai che le vendono. In Italia si possono trovare, saltuariamente, solo una diecina di specie. Generalmente queste piante si ordinano dai venditori internazionali, come talee non radicate che dobbiamo far radicare noi e questo, anche se non è molto complicato, ci fa mettere in conto la perdita di diversi esemplari. I prezzi (internazionali) per talee non radicate variano da 3 a 50 euro a seconda della rarità. Il genere Hoya conta moltissime specie (molti sono sinonimi) e ne vengono scoperte di nuove continuamente, penso che attualmente il numero si possa valutare intono alle 300/400.  Tutte le Hoya amano la luce, alcune vogliono una luce molto chiara, necessaria per farle fiorire, altre sopportano anche una luce meno intensa. Quasi tutte non vogliono il sole diretto, specie nei periodi estivi e nelle ore più calde.  Importante, oltre all'intensità luminosa, è anche la durata della stessa, l'ideale sarebbe di dare a queste piante da 12 a 14 ore di luce al giorno. Dato che questo è impossibile nei periodi invernali, si può supplire con la luce artificiale. Sembra addirittura che alcune Hoya fioriscano meglio sotto la luce fluorescente! Hoya Lauterbachii

La hoya lauterbachii è una delle specie hoya esistenti dai fiori più grandi.
La dimensione di ogni singolo fiore infatti, misura circa 3 centimetri… più o meno la dimensione di una tazzina di caffè. L’intero “grappolo” ha circa 7-8 fiori singoli.

I fiori in genere sono di colore rosso-ramato, hanno un centro color crema ed un delizioso profumo.
La fioritura inizia una volta che la pianta è matura, all’incirca verso il sesto anno di vita.

E’ una specie vigorosa, robusta e per questo facile da coltivare ma ha bisogno di un tutore per il suo sostegno durante la crescita.

Predilige la luce diretta del sole, con periodi di siccità.

Come coltivare al meglio le hoya

Se questo breve…

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Hoya publicalyx cv. “silver pink”

CactusFollia

Le hoya riprendono a fiorire!

Vi mostro la fioritura di una delle mie hoya:

La tassonomia dei generi di Hoya è molto complicata e in costante aggiornamento, la gran maggioranza di specie di Hoya ad oggi conosciute è stata introdotta in coltivazione successivamente al 1990, e tutt'ora esistono numerosissime specie mai identificate tenute in collezione con nomi come Hoya sp., Hoya sp. seguito dal paese in cui è stata raccolta o Hoya sp. seguito da un numero assegnato dal singolo possessore della pianta. Inoltre molte zone da cui originano le Hoya sono ad oggi ancora inesplorate. Ed ancora, esistono diversi generi di piante strettamente legati al genere Hoya, come le Dischidia, Absolmsia, Micholitzia, Eriostemma, Centrostemma, e alcune piante ad oggi conosciute entrano ed escono da questi generi per essere associate o escluse dal genere Hoya. Ultimamente si sta cercando di fare chiarezza associando alla classificazione di Linneo la moderna tecnica di classificazione con DNA, il procedimento è costoso e quindi lento.  Appreso questo è impossibile stabilire con certezza per il momento quante specie appartengono al genere Hoya, quindi in base alle classificazioni di diversi studiosi e appassionati si va dalle 90 alle oltre 300 specie. Fioritura Hoya Publicalyx cv.”silver pink”

Le foglie delle Hoya possono essere molto differenti tra loro, sono sempre (tranne per la H. imbricata) prodotte in coppie opposte all'altezza di un nodo del fusto della pianta. Le foglie delle Hoya che crescono in ambienti più secchi sono succulente, appunto per non disidratarsi velocemente, mentre quelle che crescono in ambienti più costantemente umidi sono più ampie e sottili. Alcune come quelle delle Hoya linearis sono strette e affusolate e differiscono notevolmente da quelle delle altre Hoya.  I fusti delle Hoya possono essere rampicanti, striscianti e in alcuni casi eretti e cespugliosi. Una macro particolare dei fiori

Questo è la varietà più comune del gruppo pubicalyx.
Questa specie cresce molto bene e veloce. Ha foglie verdi con spruzzi d’argento. I marchi d’argento sulle foglie diventano rosa-argento quando esposti con più luce e sole. I fiori sono profumati e sono simili alla carnosa H., ma con una sfumatura più vicina al colore marrone con un centro rosa. E’ originaria delle Filippine.
Bisogna tenere questa hoya a circa 40°, ma può sopportare il gelo per brevi periodi di tempo.

In questa pagina invece, c’è l’elenco completo delle specie “publicalyx”

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