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Gli innesti su ipocotile

CactusFollia

Come realizzare innesti su un ipocotile

I cotiledoni sono foglie embrionali carnose, con struttura semplificata e, in generale, con funzione di nutrimento dell'embrione dall'inizio della germinazione al momento in cui si sviluppano la radice e le prime foglie e quando l'individuo sia in grado di compiere la fotosintesi, e quindi di nutrirsi autonomamente. Plantula

Innanzitutto è bene spiegare la differenza tra ipocotile ed epicotile:

  • Ipocotile: Nel seme è la prima parte del fusticino della plantula che inizia a differenziarsi tra i cotiledoni e la radichetta.
  • Epicotile: Primo internodo del fusto, compreso tra i cotiledoni e la prima foglia o il primo verticillo di foglie… è la diretta continuazione dell’ipocotile.

L’innesto su ipocotile viene effettuato utilizzando giovani plantule di circa un mese e consente, in pratica, di sostituire l’intero apparato radicale di un semenzale.
Di solito come portainnesto si usano i Cereus in quanto producono un lungo ipocotile e quindi sono molto comodi per questo tipo di innesti.

Le giovani plantule, utilizzate come portainnesto, devono avere il diametro di circa 2-3 mm.

Ovviamente la scelta del momento giusto per l’innesto è di fondamentale importanza per una buona riuscita!
Se si procede in ritardo infatti, le giovani plantule iniziano…

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coltivazione, guide

Eliminare la cocciniglia radicale

I prodotti chimici per debellare la cocciniglie radicale dalle piante succulente

Cocciniglia radicale su Huernia laevis
Cocciniglia radicale su Huernia laevis

Nonostante siano da preferire i rimedi naturali, molte volte la pianta grassa è ormai infestata dalla cocciniglia radicale.

In alcuni casi ciò può essere dovuto ad una cattiva areazione dei vasi, specie se di plastica e se disposti uno accanto all’altro in una piccola serra con poco ricircolo d’aria e/o ristagno di umidità.

Come ci si può accorge per tempo della cocciniglia radicale?
L’operazione di rinvaso è quella più adatta per controllare lo stato delle radici e l’eventuale presenza della cocciniglia radicale.
In genere andrebbero eseguiti ogni 2-3 anni, variando da specie a specie… in modo da permettere alla pianta di crescere in un vaso più grande e in un terriccio rinnovato.

Una pianta colpita da cocciniglia radicale appare in stasi, cioè non cresce più, non fa nuove spine e, con l’arrivo della bella stagione, non riprendere a crescere come le altre apparendo in alcuni casi addirittura molto deperita.

Elenco dei principali prodotti chimici:

  • Reldan 22
    Si tratta di un prodotto che agisce per contatto, quindi non efficace come un sistemico e non preventivo, ma ha ottima azione contro la cocciniglia, il ragnetto rosso e gli sciardi.
    Normalmente si diluiscono 2-4 ml per litro d’acqua.
    [contiene Clorpirifos-metile]
  • Confidor
    Ottimo prodotto sistemico che va somministrato quando le piante sono in vegetazione, è inutile durante il riposo invernale; in primavera con la ripresa vegetativa, è possibile effettuare due annaffiature consecutive a distanza di 10-15 giorni, comunque quando la terra si è completamente seccata.
    Preventivamente, in autunno, si può fare un’annaffiatura prima della stasi vegetativa ed una prima della ripresa vegetativa.
    [contiene imidacloprid]
  • Fenix
    Come il Reldan22 viene spruzzato sulle parti aeree della pianta in caso sia visibile cocciniglia cotonosa, non è sistemico, ma da contatto.
    Annaffiando in primavera si agisce sulle neanidi che stanno iniziando ad uscire dai nidi.
    [contiene Dicofol]

Vi sono infine, dei rimedi naturali, secondo me adatti però solo quando la pianta non è ormai infestata dalla cocciniglia radicale o come azione preventiva:

  • Inserire sul fondo del vaso una pallina di naftalina che tiene alla larga dal terriccio vari tipi di insetti nocivi per le piante grasse;
  • Togliere gli insetti a vista con un cotton-fioc imbevuto di alcool denaturato.

 

Spero che questa piccola guida vi sia stata utile… accetto consigli e suggerimenti in base alle vostre esperienze con questo parassita fastidioso!

 

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La chimera: mutazione genetica

CactusFollia

Cosa sono le chimere?

Le chimere, in botanica, sono singoli organismi composti da due tipi di tessuto differenti dal punto di vista genetico.
In genere nelle piante ambedue i tipi di tessuto derivano dallo stesso zigote e la differenza è dovuta a mutazioni che avvengono nei tessuti meristematici (una zona di crescita e divisione) e che si replicano per nomale mitosi creando così delle parti della pianta con costituzione genetica differente.

Molto spesso, le chimere più comuni sono il risultato di mutazioni dei diversi strati che compongono i tessuti della pianta.
Nelle chimere periclinali  la mutazione è presente in uno strato; nelle chimere settoriali, le cellule normali e mutate sono vicine tra loro… infine, nelle chimere mericlinali, la mutazione interessa solo un settore di un singolo strato.

A seconda quindi del tipo di chimera, possiamo avere piante grasse totalmente differenti ed in molti casi abbiamo le piante variegate… in questo caso la mutazione interessa solo…

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reportage

Spulciano nel mio vecchio hard-disk (3a terza)

Alcune foto storiche delle mie prime piante grasse

Spulciano le cartelle di uno dei miei vecchi hard-disk, non smetto mai di scovare foto storiche di alcune mie piante grasse.
Molte di queste sono cresciute, altre sono rimaste a casa dei miei genitori nel Salento.

Eccovi qualche foto “succulenta”:

La coltivazione di questo genere richiede, come per tutte le piante succulente, un terreno molto poroso e drenante composto da terra con aggiunta di una percentuale variabile di materiali drenanti come lava, sabbia, ghiaia grossolana o pomice.  La posizione richiesta è soleggiata o di pieno sole a seconda della specie e le annaffiature dovranno essere regolari da aprile a settembre, per interrompersi completamente nel periodo compreso tra ottobre e marzo. Infatti, le mammillarie, come tutte le cactaceae in questi mesi entrano in una stasi vegetativa che non richiede alcuna annaffiatura.  Le specie con fitta lanosità e peluria apicale ed ascellare e/o con numerose spine hanno una maggiore tolleranza al sole diretto mentre quelle con spine rade ed ascelle nude ne mostrano una minore resistenza necessitando di esposizioni meno dirette ma pur sempre intensamente luminose. Ciò per evitare scottature e deturpazioni al fusto.  Questo genere di piante annovera specie che possono sopportare sia temperature alte in estate che basse in inverno, anche al di sotto dei 0 °C per brevissimi periodi se completamente asciutte. G. Lodi, pioniere bolognese della cactusfilia italiana, durante i rigidi inverni conservava le sue piante, per mesi, in stanze buie e fredde, al secco. Non mantenere le piante, in inverno, in locali scarsamente illuminati, è facile che esse possano etiolare.  La moltiplicazione avviene per seme. Questi vengono sparsi su un letto di sabbia mantenuta costantemente umida, soleggiata ed areata per impedire la formazione di muffe e ad una temperatura non inferiore ai 21 °C. Per quelle poche specie che tendono ad accestire è possibile utilizzare i polloni prodotti dalla pianta. Quale che sia la tecnica che decidiate di adottare per la sua propagazione occorre tenere presente che la moltiplicazione per seme ha con sé lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi d'avere delle piante uguali alla pianta madre. Pertanto se si desidera ottenere una pianta ben precisa o non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione per polloni.  Le specie del genere Mammillaria hanno due fioriture annuali, una primaverile ed una tardoestiva - autunnale. Per favorirle e stimolarle entrambe far rispettare alle piante un periodo di secco e di freddo invernale ed un periodo di secco nel mese di agosto (ciclo naturale, clima desertico)seguito, in questo caso, da nuove irrigazioni sino ai rigori dell'autunno o dell'inverno (a seconda delle località di coltivazione), quando andranno nuovamente sospese.
Mammillaria duweii
Le piante hanno tutte fusti globulari o cilindrici solitamente bassi; possono essere sia ramificanti che accestenti. I tubercoli, di forma varia (cilindrici, conici, tetragonali), sono forniti di un'areola più o meno lanosa provvista di spine. Queste, differenziate in radiali e centrali, hanno forma, lunghezza e consistenza le più varie. In molte specie del genere una o più spine centrali sono uncinate. La robustezza di alcune di esse è tale da essere utilizzate, dalle popolazioni locali, come ami da pesca. Tra i tubercoli vi è l'ascella, a seconda delle specie glabra o lanosa. Da qui avviene la fioritura che nel genere Mammillaria è periapicale (in altre specie di cactaceae la fioritura è areolare). Il fiore è piccolo (ma alcune specie hanno fioriture vistose per dimensioni e colore dei fiori), di colore rosa o fucsia o bianco o giallo (verde nella M. marksiana)o variegato. L'anno successivo alla fioritura l'ascella fiorita emetterà il frutto, generalmente allungato e di color rosso (può essere anche verde pallido, giallo, bruno), edule in alcune specie. L'apice è generalmente lanoso. Alcune specie di Mammillaria, appartenenti al sub genere Galactochylus (Mammillaria s.s.), se incise emettono un lattice di aspetto simile a quello delle euphorbiae.
Mammillaria bocasana mostruosa
Come tutte i cactus l'echinocereus necessita di terreno molto poroso composto da una parte di terra e molta sabbia grossolana unita a ghiaia. In genere la sua esposizione deve essere in pieno sole e le annaffiature regolari, specialmente in estate. Alcune specie come quelle provenienti dalla Baja California in inverno necessitano di circa 7/10 °C mentre tutte le altre specie resistono bene al freddo fin anche sotto i -10 °C.Durante questo periodo le annaffiature dovranno essere sospese del tutto.  La riproduzione avviene: per semi che verranno depositati nel periodo primaverile in un letto di sabbia umida e mantenuti ad una temperatura di 21 °C e al riparo dalla luce diretta del sole; e per talea oppure depositando il pollone dopo aver lasciato asciugare bene il punto di taglio in un letto di sabbia o pomice umida.
Echinocereus adustus
Thelocactus - Pianta della famiglia delle Cactacee il cui nome è formato dal greco "thelè", che vuol dire "capezzolo", e da cactus, che si riferisce ai grossi tubercoli posti sulle costolature della pianta.  Originaria del Messico e dell'America meridionale, la thelocactus ha forma arrotondata o leggermente ovoidale con costolature appiattite e ricoperte da tubercoli molto evidenziati le cui cime sono munite di grosse spine aureolari. Comprende 17 specie.  La coltivazione di questa pianta (come quella di tutte le cactacee), vuole un terriccio molto drenante, composto da terra concimata e da sabbia grossolana in modo da permettere un buon drenaggio e impedire il ristagno dell'acqua che causerebbe il marciume del fusto.  Le thelocactus devono essere piantate in vasi non molto grandi, di una misura appena superiore alla pianta, ma siccome la loro crescita è abbastanza rapida, necessiterà di un rinvaso che avverrà in primavera, almeno ogni due anni. La sua esposizione richiede piena luce e pieno sole, le innaffiature andranno fatte solo quando la terra apparirà asciutta; in inverno dovrà essere conservata a una temperatura che non scenda sotto i 4 °C e le innaffiature sospese.  La sua riproduzione avviene quasi sempre per seme, siccome la pianta difficilmente produce polloni, il seme va posto in una composizione di terriccio e sabbia molto fini e umidi e conservati ad una temperatura di 21 °C in posizione ombreggiata.
Thelocactus bicolor

…e qualche chamacereus regalatomi da altri appassionati:

La specie E. chamaecereus è una cactacea bassa e cespitosa, che forma cespuglietti compatti con rami di lunghezza variabile. Il colore della pianta è variabile a seconda dell'esposizione al sole. La colorazione normale è verde pallido, se è esposta al sole diventa color giallo/rosso. I tubercoli sono poco pronunciati e i rami presentano spine molto piccole variabili dalle dodici alle quindici. Le costolature invece variano dalle sette alle dieci per ramo. I fiori sono di colore rosso/arancio, ad imbuto e nascono alla sommità dell'areola.
Chamacereus silvestri dal fiore rosso
È un genere di facile coltivazione, in quanto non richiede particolari cure. È necessario, come per tutte le succulente, garantirgli un terreno aerato e poroso. Il terreno deve essere inoltre povero di sostanza organica e ricco invece di materiale inerte e minerale.  Per quanto riguarda le annaffiature, queste devono avvenire ogni 15 giorni circa in piena estate e durante la primavera; mentre in inverno, durante il periodo freddo necessario al riposo, la pianta non deve essere per nulla annaffiata. Sopporta comunque bene i lunghi periodi di siccità.  L'esposizione al sole deve avvenire gradualmente per non scottare le piante. Deve essere un'esposizione al sole pieno o leggermente in ombra; l'importante è assicurargli una buona luminosità, necessaria al periodo di fioritura che va dai primi di maggio alla fine di luglio.  Le concimazioni devono essere sporadiche e basate su un concime povero di azoto e ricco di potassio e fosforo. È molto sensibile all'attacco di cocciniglia cotonosa delle radici e di cocciniglia a scudetto.
Chamacereus cv.dunkerlot
Chamacereus cv.pagapei
Chamacereus cv.pagapei

In questo articolo troverete la prima e la seconda parte della galleria di foto. 🙂

 

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Rinvaso dei miei ariocarpus

qualche rinvaso….

CactusFollia

“Piccoli ariocarpus crescono”

Complice la bella giornata di oggi a Roma, ho iniziato qualche rinvaso.

Da tempo avevo notato che alcuni miei ariocarpus non erano cresciuti molto nella stagione passata, così oggi mi sono deciso a travasarli rinnovando il terriccio usato.

Parto con le foto del primo ariocarpus, cresciuto meglio rispetto agli altri:
Ariocarpus appena rinvasato nel suo nuovo vaso con substrato fertile e concimato.Ibrido di ariocarpus: radici pulite e lasciate asciugare, anche per controllare la presenza di parassiti nel terriccio come la cocciniglia.

Il secondo ariocarpus presenta invece dei curiosi “ciuffetti pelosi” a metà del tubercolo:
Ariocarpus ibrido appena travasato con il nuovo substrato a base di materiali inerti quali pomice, lapillo, akadama, pozzolana, vermiculite e ghiaia di fiume.Ariocarpus ibrido con ciuffetti pelosi sui suoi tubercoli.

Questo invece è l’ultimo ariocarpus rinvasato. E’ messo un po’ maliccio e rinvasandolo mi sono accorto della presenza di cocciniglia nelle radici!

Ariocarpus rinvasato nel nuovo terriccio misto ad inerti come la pozzolana, la pomice, la vermiculite, la ghiaia di fiume, il lapillo a granulometria 2-3mm.Ariocarpus con cocciniglia alle radici.

Per ora lascio gli ariocarpus, come tutte le altre mie piante grasse, a secco aspettando che le temperature minime aumentino ancora un po’ prima di iniziare ad annaffiarli.

Buona coltivazione! 🙂

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