fioriture

Boccioli e colori… (parte seconda)

Fioriture estive delle piante grasse e succulente.

Dopodomani parto per una settimana di ferie e ritorno giù a casa nel Salento insieme alla mia compagna Stefania.

Ovviamente le mie piante grasse hanno deciso di iniziare a fiorire proprio nella settimana in cui sarò fuori Roma.
Mi dispiace soprattutto perché sia la leuchtembergia principis che alcuni miei astrophytum stanno fiorendo contemporaneamente e volevo provare l’impollinazione incrociata interspecie… chissà magari con un pizzico di fortuna, potevo ottenere degli ibridi interessanti che in gergo vengono chiamati “astrobergia”.

Non mi resta che ammirare le fioriture:

Genere appartenente alla famiglia delle Cactaceae che comprende una sola specie: la Leuchtenbergia principis. Il suo nome pare derivi da Eugene de Beauharnais (1781 - 1824) o da Joseph de Beauharnais, duchi di Leuchtenberg, senza che tuttavia nessuno dei due avesse particolare fama di botanico.  Pianta originaria del Messico, la Leuchtenbergia ha grosse radici dalle quali si apre una rosetta di lunghi rigidi tubercoli a sezione triangolare simili a quelli dell'Agave che hanno all'apice un'areola da cui si apre a sua volta una rosetta di circa 8 spine di consistenza cartacea con una centrale più lunga. Quando i tubercoli basali seccano, lo staccarsi degli stessi dà vita ad un breve fusto.  Il fiore della Leuchtenbergia è imbutiforme e con molti petali; nasce dalle areole dei tubercoli giovani posti al centro della pianta ed ha un colore giallo con petali a volte rossastri all'esterno e un leggero profumo.  La Leuchtenbergia ha delle affinità genetiche piuttosto marcate con i Ferocactus, e sono state prodotte negli ultimi anni forme ibride tra i due generi (Ferobergia).
Doppia fioritura in Leuchtembergia principis innestata su myrtillocactus.
L'Astrophytum (Lemaire 1839) è un genere di pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee. Il suo nome deriva dal greco astèr (stella), per la caratteristica forma a costole che dall'alto lo fa somigliare ad una stella e phytòn (pianta). È originario di alcuni areali delimitati del Messico e vive normalmente in terreni semi-aridi e leggermente calcarei.  Gli Astrophytum hanno un fusto globuloso formato da quattro ad otto sezioni divise tra di loro da solchi più o meno profondi. I fiori gialli o giallo-rossi si sviluppano dalle areole presenti alla sommità del fusto.  L'elemento maggiormente caratterizzante gli Astrophytum rispetto alle altre cactaceae è la presenza di numerosi puntini bianchi in rilievo sparsi in misura più o meno rilevante sul fusto di tutte le specie appartenenti a questo genere. Il loro ruolo non è ancora stato ben definito dalla letteratura scientifica, tuttavia si ritiene che la loro funzione principale sia quella di favorire la mimetizzazione della piante negli ambienti rocciosi in cui sono normalmente inserite, allo scopo di ridurre la possibilità di distruzione da parte di animali fitofagi. Si ritiene che altre funzioni possano essere legate alla protezione del fusto dai raggi solari e alla capacità di trattenere più efficacemente l'umidità.
Astrophytum myriostigma nudum
L'Astrophytum (Lemaire 1839) è un genere di pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee. Il suo nome deriva dal greco astèr (stella), per la caratteristica forma a costole che dall'alto lo fa somigliare ad una stella e phytòn (pianta). È originario di alcuni areali delimitati del Messico e vive normalmente in terreni semi-aridi e leggermente calcarei.  Gli Astrophytum hanno un fusto globuloso formato da quattro ad otto sezioni divise tra di loro da solchi più o meno profondi. I fiori gialli o giallo-rossi si sviluppano dalle areole presenti alla sommità del fusto.  L'elemento maggiormente caratterizzante gli Astrophytum rispetto alle altre cactaceae è la presenza di numerosi puntini bianchi in rilievo sparsi in misura più o meno rilevante sul fusto di tutte le specie appartenenti a questo genere. Il loro ruolo non è ancora stato ben definito dalla letteratura scientifica, tuttavia si ritiene che la loro funzione principale sia quella di favorire la mimetizzazione della piante negli ambienti rocciosi in cui sono normalmente inserite, allo scopo di ridurre la possibilità di distruzione da parte di animali fitofagi. Si ritiene che altre funzioni possano essere legate alla protezione del fusto dai raggi solari e alla capacità di trattenere più efficacemente l'umidità.
Astrophytum myriostigma tricostatum
L'Astrophytum necessita di un terriccio molto poroso composto da terra, torba e sabbia, con una piccola aggiunta di calce agricola. Le annaffiature dovranno essere regolari avendo molta cura che non si formino residui di acqua, la terra dovrà essere molto asciutta tra una annaffiatura e l'altra perché la pianta è molto sensibile al marciume.  Durante il periodo invernale le annaffiature dovranno essere sospese del tutto e la pianta non dovrà essere esposta a una temperatura inferiore ai 4 °C. I rinvasi possono essere eseguiti anche ogni tre o quattro anni considerata la lentezza della sua crescita.  La riproduzione avviene per seme; il suo grosso seme andrà depositato, senza essere pressato, in un letto di terra mista a sabbia e mantenuto ad una temperatura di circa 21 °C: inizierà a germogliare in brevissimo tempo.
Astrophytum myriostigma cultivar onzuka
Ha normalmente da quattro a otto costolature ampie ricoperte di minuscoli ciuffi lanuginosi che a prima vista paiono piccoli puntini biancastri. Più raramente si trovano in natura esemplari a tre costolature o forme colonnari, spiraleggianti o nude, ovvero non dotate dei caratteristici punti bianchi che ricoprono il fusto. Accanto alle varietà naturali sono diffusi in coltivazione numerosi ibridi orticoli, tra i quali Astrophytum myriostigma cv.onzuka, caratterizzato da costolature molto ingrossate.
Onzuka… Semina del 2007

La Lophophora williamsii, conosciuta anche con il nome di peyote (dal nahuatl: peyotl ovvero pane degli dei) o mescal [1] , è una pianta succulenta originaria del continente centroamericano (sud ovest Texas e Messico). La prima analisi metodica del peyote fu pubblicata, nel 1886, dal farmacologo tedesco Louis Lewin. È una pianta che cresce in ambiente desertico ed è nota per le sue proprietà psicoattive, dovute alla presenza di alcaloidi, tra i quali la mescalina. È usato spesso come enteogeno e come componente essenziale per alcuni riti religiosi o altre pratiche tra le quali meditazione, psiconautica, psicoterapia psichedelica. I nativi americani lo usavano anche come farmaco; fuori dall'uso tradizionale è sovente utilizzato in ambito occidentale quale allucinogeno ricreativo.  La pianta presenta numerose infiorescenze globose di colore verde scuro tendente al grigio e numerose costolature, circa una decina, su cui crescono minute areole senza spine. In estate dalle areole sbocciano i fiori, di colore bianco o rosa, che presto si trasformano in frutti dalla forma allungata contenenti dei semi di colore scuro. Tali semi, ricchi di mescalina, venivano un tempo usati dai nativi americani come allucinogeno nei riti sciamanici.
Lophophora williamsii
ciao! 🙂

 

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OT

Rainbow Blanket

Le cose di Mys@

Eccomi qua.. visto che non avevo ancora parlato di questo progetto lo presento… 

il titolo parla da solo si chiamerà RAINBOW BLANKET la coperta arcobaleno… molto soft come colori che appunto ricorderanno quelli dell’arcobaleno.

Ho preso l’idea del progetto dal sito dove mi rifornisco ovvero countrycraft 

DIMENSIONI 
Non so quanto la farò grande.. e non ha un tempo quindi è uno di quei progetti da fare nei tempi morti.. 

FILATO 
Ovviamente il filato è il DK speciale 100% acrilico della Stylecraft con cui ho lavorato molti progetti e mi sono trovata sempre molto bene 

UNCINETTO 
4 mm (G) 

COLORI 

Per avere un metodo di lavoro  che mi permette di mantenere sempre una sfumatura di colori ho scelto questi che rimarranno sempre nello stesso ordine:

1) Shrimp
2) Saffron
3) Sprin green
4) Meadow
5) Aspen 
6) Sherbert
7) Cloud Blue 
8 Turquoise 
9) Aster
10) Lavander

11) Wisteria

12) Magenta

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coltivazione

La marna per le piante grasse

La marna e gli altri materiali inerti

La marna è una roccia terrigena disgregata, che si decompone formando una matrice terrosa, composta principalmente da argilla resa compatta dall’infiltrazione di minerali vari, soprattutto carbonato di calcio, dolomite o, più raramente, silice. Si tratta di una roccia sedimentaria, ossia nata in epoca preistorica dal deposito di fanghi alluvionali sul fondo del mare, a profondità notevoli in cui la sedimentazione non è disturbata dalle onde marine. In questo modo le particelle finissime di argilla si sono depositate in modo omogeneo assieme agli scheletri o ai gusci minerali di organismi microscopici. Col passare delle epoche geologiche tali fanghi sono stati sepolti sotto una coltre di altri materiali, che li ha disidratati e sottoposti a diagenesi (compattamento). In seguito, i movimenti tettonici hanno fatto migrare queste masse rocciose verso l’altro, trascinate dall’emersione delle catene montuose, fino a che l’erosione le ha dissepolte. Non più sottoposta alle pressioni geostatiche, la marna libera le proprie tensioni fratturandosi fino a ridursi a particelle sottili. Infine, la marna è soggetta all’aggressione chimica di agenti atmosferici e organici che tendono, in tempi molto lunghi, a separare nuovamente la porzione del cemento (carbonati, dolomite o silice) dall’argilla..
Marna

“La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite) CaCO3 , oppure da carbonato doppio di magnesio e calcio (dolomite) [MgCa(CO3)2]. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al 65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a calcari (o dolomie) per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di carbonato. Questo tipo di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.

La componente argillosa si depone per lenta decantazione di particelle d’argilla (dimensioni inferiori a 0,0625 mm).

La componente carbonatica può essere originata dalla precipitazione di sali o dalla deposizione di particelle organogene, derivate cioè da resti microscopici di organismi a scheletro o guscio calcareo.” [tratto da Wikipedia]

 

Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio di leggere questo articolo: Marna: la manna dei cactus?

 

coltivazione

Astrophytum: “pianta a stella”

Alcuni dei miei astrophytum…

CactusFollia

L’Astrophytum (Lemaire 1839) è un genere di pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee. Il suo nome deriva dal greco astèr (stella), per la caratteristica forma a costole che dall’alto lo fa somigliare ad una stella e phytòn (pianta). È originario di alcuni areali delimitati del Messico e vive normalmente in terreni semi-aridi e leggermente calcarei.

Gli Astrophytum hanno un fusto globuloso formato da quattro ad otto sezioni divise tra di loro da solchi più o meno profondi. I fiori gialli o giallo-rossi si sviluppano dalle areole presenti alla sommità del fusto.

L’elemento maggiormente caratterizzante gli Astrophytum rispetto alle altre cactaceae è la presenza di numerosi puntini bianchi in rilievo sparsi in misura più o meno rilevante sul fusto di tutte le specie appartenenti a questo genere. Il loro ruolo non è ancora stato ben definito dalla letteratura scientifica, tuttavia si ritiene che la loro funzione principale sia quella…

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coltivazione

Fungicidi ed antiparassitari

CactusFollia

Coltivare al meglio le nostre piante succulente e prevenire le malattie

Seguiamo alcuni consigli di Massimo Ertani, insegnante presso l’Istituto Agrario di Lonigo e grande esperto di antiparassitari e funghicidi.

Il dottor Ertani consiglia, per quanto riguarda la prevenzione ai funghi, di effettuare due trattamenti preventivi con fungicidi sistemici:

  • uno da somministrare con l’ultima bagnata alle piante, prima del riposo invernale,
  • e uno con la prima bagnata, quando le piante sono ancora sopite dall’inverno e l’apparato radicale non sta funzionando al meglio.

Secondo Ertani, infatti, questi sono i due momenti critici per cactus e succulente, che potrebbero patire l’attacco fungino proprio nel periodo invernale e primaverile, quando le radici sono a riposo o stanno lavorando poco, e quindi proprio quando sono più vulnerabili all’attacco dei funghi.

Per l’ultima bagantura egli consiglia di utilizzare un prodotto tipo il “Fossitil alluminio” o “Alliette”, mentre per la prima bagnatura dice di utilizzare “Propamocarb”…

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